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  Home page > Tribuna Libera > Bambini, non accettate caramelle da... cammelli
di Monia Badalamenti giovedì 7 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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Bambini, non accettate caramelle da... cammelli

Anche la Befana più moderna quest’anno probabilmente avrà dovuto fare i conti con strane novità sui dolciumi per bambini. Chissà cosa ha pensato se mentre riempiva le calze da portare in dono ai bimbi buoni, le sono capitate tra le mani le Camel Balls.
 
In commercio da qualche tempo, sono caramelle (bubble gum) prodotte da una ditta di nome Fini, le Camel Balls appunto, cioè: Palle di Cammello. No, nemmeno la speranza di un’allusione. E’ proprio così: i testicoli dell’animale che non patisce mai la sete.
 
E se qualcuno avesse dubbi la grafica del pacchetto non lascia domande in sospeso. Un cammello ripreso da dietro con le "balls" bene in evidenza che sorride e un esplicito richiamo della frase appena sotto che dice: "Liquid Filled", traduzione: riempite di liquido.
 
Che altro aggiungere? Forse ai pubblicitari che si sono occupati dell’ideazione e della promozione delle "caramelle scandalo" (così sono state chiamate da alcuni internauti che hanno diffuso la notizia) era sembrata una trovata simpatica che poteva avere una risonanza forte, in termini commerciali e sicuramente di visibilità.
 
E che il Mercato è padrone e detta regole e sistemi, lo abbiamo capito tutti ormai. Così come si può escludere eventuale "ingenuità" e buona fede da parte di chi ha permesso che un’idea simile avesse davvero seguito e fosse distribuita e quindi vista e "desiderata" da milioni di bambini.
 
Sulla rete stanno già girando commenti, incitazioni al boicottaggio, grida di orrore varie per delle caramelle - prodotti tradizionalmente destinati ai ghiotti palati dei più piccoli - si può dire "oscene", superato il cattivo gusto.
 
Qualcuno si sta già muovendo perché vengano ritirate dal mercato. Ma queste, per ora, sono solo "voci di rete". Per ora, certo, ma consideriamo che esiste un codice etico della Comunicazione Commerciale dettato dall’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), esiste quindi un Giurì.
 
Il Codice ha lo scopo di “assicurare che la comunicazione […] venga realizzata come servizio per il pubblico, con speciale riguardo alla sua influenza sul consumatore” e indica alcune norme su ciò che è lecito e ciò che non lo è.
 
Tra i "NO" ce ne sono due che sembrano fare al caso nostro: No alla violenza, alla volgarità, all’indecenza (art. 9), No alla comunicazione commerciale che può arrecare danno ai bambini e agli adolescenti (art. 11).
 
Lo IAP è dotato di un Comitato di Controllo a cui si possono sottoporre segnalazioni come semplici cittadini, come associazioni di consumatori, come aziende attraverso un modulo on line.
 
Chi è interessato visiti il sito dello IAP.
di Monia Badalamenti giovedì 7 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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