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di Lucio lunedì 4 gennaio 2010 - 0 commento oknotizie
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Le Br, i servi(zi) segreti e la “strategia della tensione”

Solo pochi anni fa si venne a conoscenza di una verità già ipotizzata nel lontano 1978: le Brigate rosse furono infiltrate da agenti della CIA e dei temibili servizi del Mossad.

Solo pochi anni fa si venne a conoscenza di una verità già ipotizzata nel lontano 1978: le Brigate rosse furono infiltrate da agenti della CIA e dei temibili servizi del Mossad. Mentre nel 1978 ad avanzare l’ipotesi erano alcune voci della sinistra extraparlamentare come Avanguardia operaia e Lotta continua tacciate di "antiamericanismo ideologico", invece la “nuova” autorevole e insospettabile fonte era niente di meno che Giovanni Galloni, l’ex vice-segretario nazionale della Democrazia cristiana all’epoca di Aldo Moro.

Ebbene, non è casuale che le preoccupazioni esternate da Moro al suo vice Galloni, e da questo rivelate pochi anni fa ad una trasmissione giornalistica televisiva, risalgano al periodo successivo al 1974, quando avvenne l’arresto di Curcio, Franceschini e gli altri membri che componevano il nucleo storico che fondò le Br. Dopo quegli arresti l’organizzazione brigatista si trovò decapitata, per cui fu facile infiltrarla da parte dei servizi segreti statunitensi e israeliani. I quali si adoperarono per insinuare tra i brigatisti gli agenti più abili e capaci di diventare rapidamente dirigenti e prenderne in mano le redini per compiere i passaggi e le azioni che hanno fatto la storia del nostro Paese.

Mi riferisco soprattutto al sequestro e all’omicidio di Moro. Il quale, vale la pena ricordarlo, era un’eminente personalità politica italiana, segretario nazionale del partito di maggioranza relativa, ma soprattutto una figura scomoda e ingombrante, sia all’interno della stessa Dc, dove era osteggiato da varie correnti (dorotei e andreottiani in testa), sia all’estero, era inviso soprattutto agli Stati Uniti a causa della sua propensione al "compromesso storico" con il Partito Comunista, e allo Stato d’Israele, in virtù del suo aperto orientamento filo-arabo.

Probabilmente non sarebbe male se si facessero vivi, sia pure con notevole ritardo, altri personaggi per far luce sulle passate vicende politiche ancora nell’ombra o precipitate nell’oblio, in particolare sui tragici avvenimenti degli "anni di piombo". Anni infuocati, segnati da stragi di Stato e da un’incredibile sequenza di crimini e delitti di matrice politica soprattutto neofascista, che hanno insanguinato la vita del Paese, creando un clima di terrore e repressione contro i movimenti popolari di lotta sorti nelle università, nelle fabbriche, nelle piazze, in seguito alle esaltanti esperienze del biennio 1968/69.

Ebbene, quando comparirà qualche altro Galloni a rivelare che gran parte di quei tragici "episodi" sono riconducibili ad un’unica regia, a quella che fu denominata "strategia della tensione", non sarà mai troppo tardi. Ammesso pure che Galloni non sia credibile come fonte d’informazione rispetto alle vicende brigatiste, è inevitabile chiedersi ugualmente se le ipotesi di infiltrazione delle Br da parte dei servi(zi) segreti (il Mossad, la CIA o altre strutture d’intelligence) abbiano un loro fondamento di veridicità storica oppure si tratta di "balle" fantapolitiche e dietrologiche. Ricordo che lo stesso Franceschini, nel suo libro "Mara, Renato ed io" (forse il titolo non è esatto, ma il dato è irrilevante) riferisce di infiltrazioni delle Brigate rosse da parte del Mossad.


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