Al 23 dicembre, mentre a L’Aquila veniva scattata quest’immagine, nella edizione on-line del New York Times, un autorevole giornalista esperto di urbanistica internazionale ha scritto una pagina memorabile sulle questioni suscitate dal terremoto che, se fosse stata adeguatamente raccolta dalla stampa italica, avrebbe scatenato un nuovo quarantotto.
In precedenza, nella sezione “Scienza”, il quotidiano americano ospitava resoconti di giornalisti esperti di catastrofi con un giudizio molto prudente, quando non positivo, nei confronti della conduzione dell’emergenza. Ora, prendendo una posizione ben netta sul plumbeo futuro aquilano, la direzione del NYT ha passato il dossier nella sezione "Arte".
Nel seguito, proviamo indegnamente a recensire quest’opera importante estrapolando alcuni frammenti che confermano quanto abbiamo già scritto su queste pagine, ma raccomandando d’acquisire tutta l’argomentazione dell’autore perché crediamo sia un capolavoro per grandi platee e per festività importanti come quella di fine anno.
Il prologo: I pochi bagliori della “pars costruens” (gli straordinari ed innumerevoli sforzi profusi per i soccorsi d’emergenza, da volontari provenienti da ogni parte d’Italia, sono stati benorganizzati e concertati allo scopo d’offrire continuità e speranza a decine di migliaia di senza tetto) non squarciano le ombre nettissime della “pars destruens” (assenza di fondi, di coinvolgimento politico, di buon senso architettonico e di attenzione internazionale, unite alla predilezione tutta italiana per chi pensa di possedere la bacchetta magica) che sembrano prevalenti e “minacciano di fare quello che non ha fatto il terremoto”.
I dati di fatto: "Dopo il sisma che colpì la Sicilia negli anni ‘60 i centri storici furono abbandonati, e nel migliore dei casi sopravvivono solo di nome nelle squallide costruzioni tirate su come abitazioni provvisorie, poi diventate permanenti in mancanza di alternative e per trascuratezza. Per L’Aquila occorrerebbe investire meglio. Si stanno facendo sforzi per salvare i quasi 110.000 monumenti e manufatti che secondo il Ministero dei beni culturali sono stati danneggiati dal terremoto. Ma secondo la previsione ministeriale ufficiale occorreranno 10 o 15 anni per riportare il centro storico alla normalità, in tutti i sensi dell’espressione, e quasi tutti gli interventi di ricostruzione, inclusi quelli delle case private, dovranno essere approvati dal Ministero, attraverso una procedura scrupolosa".