Dall’OCSE arrivano segnali di una debole ripresa del sistema Europa e qualche leggero miglioramento particolarmente dall’Italia. Il sistema politico governante si è prontamente rivolto agli elettori vantandone il merito ed insistendo sulla propria previsione che l’Italia sarebbe uscita per prima e meglio degli altri Paesi europei.
Naturalmente l’opposizione ha immediatamente replicato la poca o nulla consistenza degli interventi governativi in materia, sottolineando come la ripresa sia di fatto molto lontana da venire e come sia in continua ascesa il numero dei lavoratori o disoccupati o soggetti ad interventi legati agli ammortizzatori sociali.
L’opinione degli economisti propende verso la prudenza sottolineando che la parte finanziaria della crisi, che poi ne è in buona parte la causa, è ben lungi da essere risolta. I cosiddetti “derivati” giacciono nelle mani di tutti gli Istituti Bancari e sono stati in larga parte finanziati da generosissime erogazioni statali in tutto il mondo. Ne sono però in possesso anche enti pubblici come le Regioni ed i Comuni che hanno voluto “investire” i contributi erariali aprendo così un buco di cui si preferisce sottacere.
L’impoverimento della fascia sociale debole è ulteriormente cresciuto a causa dei continui aumenti del costo minimo della vita e per contro i depositi bancari hanno fatto registrare un incremento sensibile. Italiani formichine!
Le ore pagate per la Cassa integrazione sono diminuite nel secondo semestre e la disoccupazione è risalita ai valori massimi degli ultimi dieci anni. I sindacati hanno confermato che oramai rappresentano, e male, solo sé stessi portando il numero dei loro iscritti pensionati a superare di gran lunga quello dei lavoratori.
CGIL sta sull’Aventino e CISL e UIL cercano di contrattare discutendo quel poco che resta nelle loro possibilità. I loro vertici attendono solo il momento propizio per saltare sul carro della politica e “sistemarsi” definitivamente. Gli iscritti partecipano, poco convinti, a manifestazioni di piazza con sventolio di bandiere “rosse” ignorando che quest’anno va di moda il “nero”.
I parlamentari si sono ritoccati gli emolumenti con un aumento di oltre 1.300,00 Euro all’anno (adeguamento "tecnico" delle indennità a quanto concesso dalla Finanziaria 2009, che non ha ripristinato la riduzione del 10% decisa nel 2006 dal governo Prodi). Nessuno dei media ha fatto circolare la notizia per non turbare le coscienze degli elettori, che hanno ben altro a cui pensare. Infatti stiamo dibattendo sulla opportunità o meno di abbreviare i processi ponendo rigidi limiti temporali, oppure se dividere o no le carriere dei giudici da quelle dei PM, oppure se sia necessario ed urgente dare il voto agli immigrati, oppure se la politica di Di Pietro sia pro o contro le fortune di Berlusconi che uno squilibrato ha quasi trasformato in un martire della politica facendoci assistere ad un “ammorbidimento politico” non facile da spiegare.