A sentire la sua voce dimostra più anni dei 32 che ha compiuto a giugno. Sì, ha solo 32 anni ed è un altro concittadino italiano sotto scorta perché minacciato dalla mafia. Non è meridionale ma vive in Lombardia. Non è un giornalista (nel senso classico del termine) o un magistrato; Giulio Cavalli è un regista teatrale, uno scrittore e un attore.
Quando risponde alle domande dimostra una grande umiltà e quasi inconsapevolezza di ciò che rappresenta agli occhi di molti giovani di oggi. Quando gli si ricorda che è stato ribattezzato il Saviano del nord non si capisce se sia più divertito o arrabbiato. Credo arrabbiato.
Ha messo in scena coi suoi spettacoli pezzi della nostra storia recente e più scomoda, come l’assurda morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova, in (Re) Carlo (non) torna dalla battaglia di Poitiers, o l’incidente di Linate in Linate 8 ottobre 2001: la strage, un monologo sul disastro aereo in cui persero la vita 118 persone.
E in Bambini a dondolo mostra al pubblico quel dramma sociale che attraversa le frontiere che è il turismo sessuale infantile. Ma è con il suo spettacolo Do ut Des - Riti e conviti mafiosi, che il suo lavoro va a toccare quei fili da cui in Italia è sempre bene tenersi lontani se vuoi vivere tranquillo. Attraverso la storia di Totò Nessuno, si viaggia appunto tra riti e cerimoniali mafiosi, che vengono dissacrati e resi ridicoli agli occhi dello spettatore divertito e amareggiato.
Penso che le parole più adatte per parlare di Do ut Des siano proprio le sue: "Tutte le mafie del mondo vivono, proliferano e crescono sulla base del proprio onore che cresce sulla paura. Quell’onore si incancrenisce e diventa credibilità fino a sommergersi e travestirsi di cultura. Ridere di mafia significa ribellarsi ad un racket culturale".
Alla fine di questo lungo anno, abbiamo voluto chiedergli di tirare le somme di questi 12 mesi e delle speranze che nutre per il 2010 alle porte. Con qualche risposta che ha preferito non dare e un premio da ritirare ai primi di gennaio.
Il 2009 è stato per lei un anno importante. Ci può raccontare come è cambiata la sua vita e come ripensa oggi a quest’anno che se n’è andato?
Se penso al 2009 non penso all’aspetto televisivo e voyeuristico della scorta. Il 2009 è stato un anno importante perché ho fatto delle scelte importanti, augurandomi di avere lucidità e onestà intellettuale per riuscire a farle anche nel 2010. Poi ad ogni disposizione e presa di posizione seguono purtroppo delle reazioni che sono più o meno civili. Però siccome ho sempre preferito dedicarmi alle cause e non agli effetti, allora questo 2009, che è stato un anno di cause, è importante.
Ora che vive sotto scorta, e viene definito il Saviano del nord, rifarebbe tutto quello che ha fatto?