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di Gianfranco Brevetto mercoledì 30 dicembre 2009 - 1 commento oknotizie
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Le dinamiche del corpo e la metamorfosi dello spazio. Il contributo di Traki Zannad Bouchrara

Esiste una relazione tra il proprio corpo, le dinamiche ad esso associate e lo spazio domestico ed urbano? In sostanza lo spazio nel quale viviamo fa riferimento e si costruisce sulla base di pratiche, convenzioni o regole sociali?
 
Interessanti in proposito sono gli studi compiuti in questi ultimi anni dalla sociologa tunisina, Traki Zannad Bouchrara. In essi vengono evidenziate ed argomentate, con le dovuta sensibilità, le relazioni tra le dinamiche corporee, la memoria collettiva e la costruzione degli spazi urbani.
 
Fenomeni che assumono particolare rilievo in considerazione che lo scenario dell’analisi di questa studiosa sono i luoghi nei quali, nel corso dei secoli, la cultura araba, ed in particolare il suo aspetto religioso, ha fortemente caratterizzato le vicende della costruzione delle città.
 
Prendiamo come punto di partenza le dinamiche del corpo. Queste interagiscono con lo spazio circostante, quando non lo costruiscono, e modellano la materia che lo riempie. Infatti, quando pensiamo di arredare un appartamento o una stanza cerchiamo d’immaginare, di solito, come ci muoveremo al loro interno, non solo, ma adattiamo questi spazi in base a più o meno precise regole personali e sociali.
 
La costruzione e ripartizione dello spazio dipenderà, così, dalle nostre esigenze personali e/o da quelle delle persone con le quali viviamo, dal fatto che siano adulti o bambini, ecc. Le forme a cui diamo vita sono in grado influenzare e propagarsi in altre forme, suggerendo e confrontandosi, nell’immaginario, con una forma ideale, la forma simbolica.
 
La vita delle forme non è affatto vuota. Essa appare l’immagine di un’altra immagine, lontana e desiderabile. Ecco ciò che le dà senso. Il contenuto delle forme diviene in questo modo contenuto formale in un rapporto di continua reciprocità tra corpo e spazio.
 
Qui veniamo al corpo. Un argomento per nulla neutro, tant’è che sovente nella cultura giudaico-cristiana appare come un tabù, in quanto fonte di peccato. Un corpo negato è anche quello di alcune versioni più integraliste di molte religioni, anche di quella musulmana. Molte pratiche religiose sono, poi, legate al corpo ed alle sue posture, all’accesso od all’esclusione dello stesso da alcuni spazi sacri.
 
Al di là dell’aspetto religioso, nel caso dell’area del Maghreb, la tradizione nomade dei gruppi di beduini arabi, e la conseguente mobilità dei corpi nello spazio geografico, ha finito per definire una sorta di architettura itinerante, nello specifico quello della tenda.
 
In proposito occorre notare che J. Duvignaud ha messo in relazione il nomadismo e la non città con la tradizione orale del racconto, cioè la parola errante, in una interessante concatenazione tra il percorso, lo spazio vago e la parola. Le suggestioni intorno al crearsi della città araba aumentano se si mette in risalto il fatto che “l’Islam è sostanzialmente un spazio e non un tempo; il tempo per l’Islam non è altro che deterioramento dello spazio”. “Non ci sarà epoca – ha predetto il Profeta – che non sia peggiore di quella precedente”.

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