Chiediti "chi sono?" Sei certo di saperlo? Sai di essere alto, basso, magro, bello, più o meno. Intelligente, stupido, coraggioso, vigliacco. E potremmo andare avanti per anni. E non è questa la risposta. Tu non sei una serie di aggettivi. Una serie di regole. Una serie di concetti. Astratti. Sregolati. Inutili. Tu sei. Esisti. Compi una serie infinita di gesti, scelte, pensieri, aggregati l’un l’altro come le pedine di un domino. Componi il tuo puzzle personale nell’arco di un’intera vita. Eppure, se chiedi a te stesso "Chi sono?" non sai risponderti. O credi di saperlo fare. Vedi, dal momento in cui sei nato, tu sei la percezione di qualcun altro. E da quell’istante, da quando aspiri la prima boccata di aria ossigenata della tua esistenza, tu inizi a vivere, per il fatto che altri te lo hanno consentito, di esistere. Il resto viene da se.
Compirai i tuoi primi vagiti, i tuoi primi passi, sotto gli occhi più o meno attenti dei tuoi cari. E percepirai te stesso perché gli altri esistono, ti vedono e ti percepiscono. Se il mondo intorno a te, sparisse all’improvviso per uno strano sortilegio, tu cominceresti a non esistere più. Accadrebbe perché, nessuno avrebbe da considerare la tua esistenza, i tuoi gesti, le tue scelte, le tue espressioni, le tue parole, le tue idee, i tuoi pensieri. Nel Nulla totale, tu divieni Nulla. Senza lo specchio del mondo circostante, di una umanità varia che ti percepisce in modo vario, tu pian piano, cesseresti di Essere. Non dovresti più valutare le tue parole prima di dirle. Non dovresti più dimostrare cosa sei a seconda del mondo che ti circonda. Non potresti più specchiarti negli altri e copiare, inconsciamente, gesti, modi, mode e parole.
Saresti tu. Inequivocabilmente tu, senza alcun tipo di dubbio. Perché vedi, l’essere umano crea se stesso attraverso gli altri. Attinge da un contenitore variabile di possibilità di imitare modi ed atteggiamenti. Si adegua. Apprende. Respinge. Accetta. Apparentemente in totale autonomia. Profondamente deviato invece, da ciò che il mondo esterno chiede ad ognuno. Tu non sei un essere umano. Sei un target. Un valore di riferimento. Un manichino da vestire, profumare, abbellire, riempire. Se il Nulla fosse intorno a te, non avresti motivo di dover generare scelte. Pensieri. Domande. Non dovresti deviare il passo se la tua mente ha deciso di andare avanti. Non dovresti sottometterti al giudizio di un gruppo più o meno espanso di altri esseri umani che a loro volta compiono gesti, creano pensieri, scelgono e decidono in base a scelte di altri ancora. L’Umanità si aggrega. E crea e forma altra Umanità. La Libertà di esistere non esiste. Dal momento che tutto di te è frutto di una opinione altra. Esterna. Che non ti appartiene.
Se a questo aggiungi il fatto che sei la molecola di un sistema complesso che non ti mette al centro dell’attenzione, ma che anzi ti spinge a sentirti unico mentre in realtà ti affonda nel grigio della massa, la tua probabilità di esistere in quanto Essere precipita rovinosamente dal dirupo dell’esistenza umana. Se ti accorgi invece di Esistere in quanto libero, sappi che la tua Libertà è un’altra opera magna dello stesso sistema complesso che ha generato persino una impeccabile sensazione di Libertà, che nel momento stesso in cui è indotta Libertà non è più. Ti dico tutte queste cose, affinché tu comprenda come sia possibile invece, uscire quasi illesi da tutto questo. Ti hanno preso in giro quando ti hanno detto che tu “sei qualcosa di importante”. Se sei fortunato, potrai esserlo al più per i tuoi cari e pochi amici fidati. Il resto del Mondo ti respinge nella fossa del sistema complesso di cui devi far parte per esistere. Se sei diverso, gli altri ti temeranno al punto dal volerti estromettere. Lo faranno. Senza comprendere che potresti essere la loro stessa salvezza, la loro speranza di Libertà.