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 Home page > Tempo Libero > Recensioni > A Christmas Carol. Carrey e Zemeckis per un classico di Natale

A Christmas Carol. Carrey e Zemeckis per un classico di Natale

Se non consideriamo l’originale di Dickens, da cui è tratta tutta la serie di film per la tv o per il cinema, il mio "Canto di Natale" preferito è il baluardo della mia infanzia, ovvero la versione Disney "Canto di Natale di Topolino" del 1984. L’avrò visto almeno mille volte e non mi stancavo mai di riguardarlo anche durante l’anno.
 
Si può dire tutto, ma non che Dickens scrivesse libri particolarmente allegri, infatti la storia ha un’aura di ingiustizia e cattiveria, miseria e povertà che ben riconosciamo nello scrittore inglese. Di diverso c’è il barlume di speranza e di redenzione, la famosa seconda possibilità che un potere superiore concede a chi ama soltanto il tintinnio del denaro e rifiuta la carità.
 
L’avaro Scrooge, dopo cinque anni dalla morte del suo socio Marley, si ritrova come ogni Natale a lavorare nel suo ufficio poco riscaldato, schiavizzando il povero Bob Cratchit suo impaurito collaboratore.
 
I canti di Natale per le strade, le richieste di beneficenza, la visita del nipote sotto le feste contribuiscono solo a renderlo più malevolo e scontroso. La notte della Vigilia, appena rientrato nel suo gotico maniero solitario, Scrooge riceverà la visita dallo spirito di Marley, avvolto da pesanti catene costretto ad errare per l’eternità. Il vecchio socio gli preannuncia l’arrivo di tre spiriti: Il passato, il presente e il futuro giungeranno per ammonirlo e scortarlo in un viaggio di coscienza e ricordo.
 
Con la tecnica modernissima e ormai conosciuta della performance capture (ovvero l’utilizzo della recitazione di veri attori per implementare i personaggi in 3-D) famosi visi di Hollywood hanno prestato le espressioni e la poliedricità al sevizio di numerosi personaggi. Jim Carrey è Scrooge, ma ha dato carattere anche ai tre fantasmi, divertentissimo quello del passato con la testa a forma di fiamma che scoppietta; Gary Oldman interpreta Bob Cratchit, Jacob Marley e il piccolo Timmy; Colin Firth è il nipote di Scrooge, Fred e Robin Wright Penn la sorella di Ebenizer nonchè la sua sfortunata storica fidanzata.
 
Parlando della storia, si conoscono per la prima volta i motivi che hanno reso Scrooge un personaggio arido e attaccato ai soldi, si viaggia nella sua vita privata tanto da comprendere e grazie al 3-D si vola sui quartieri inglesi trasportati dalla neve, si osserva il presente dal pavimento a specchio e si scappa dal futuro inseguiti da cavalli satanici.
 
Un futuro particolarmente duro quello mostrato al vecchio avaro, uno in cui il claudicante Timmy, il figlio minore e malato di Cratchit, probabilmente non ci sarà, privato della possibilità di curarsi a causa del misero stipendio del padre. La parte dedicata a Timmy è la più triste e infingarda, scritta da Dickens come chiara critica ad una società vittoriana con leggi create dai ricchi, che disprezzavano la povera gente.
 
E’ un “Canto di Natale” per cui finisce benissimo, ovviamente, persino con una punta di buonismo, dopo tutta la cattiveria e il cinismo nella prima parte. Dovevo dirvelo, l’ingiustizia della condizione di Timmy mi ha improvvisamente intristita (dannato Dickens).
 
Importante la colonna sonora, cantata dall’ormai conquistatore di classifiche d’oltreoceano Andrea Bocelli, recentemente proposta a Londra in cui le decorazioni delle strade sono tutte dedicate al cartone.
Mi raccomando scegliete la versione 3-D è molto divertente, spaventosamente lunga, ma sicuramente un bel regalo di Natale.

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