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di Damiano Mazzotti (sito) martedì 29 dicembre 2009 - 0 commento oknotizie
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La lotteria della nascita: dalla povertà al potere

Duncan Green è il direttore scientifico di Oxfam GB, un’organizzazione multinazionale laica che progetta interventi sociali e umanitari in tutto il mondo (www.oxfam.org). "Dalla povertà al potere" (www.altreconomia.it, 2009) è il libro che descrive come la cittadinanza attiva e la buona politica degli stati possono trasformare positivamente il mondo (www.fp2p.org).

Green propone lo sviluppo sociale attraverso la combinazione di uno stato motivato, di una società civile organizzata e di una cooperazione decentrata con partnership territoriali e locali. Infatti la povertà deriva dalla scarsità delle entrate economiche, dalla mancanza di organizzazione e di servizi come l’acqua, l’istruzione, la sanità e anche dalla mancanza di dignità nei rapporti sociali, come nel caso della subordinazione della donna (la privazione genera impotenza e l’impotenza genera a sua volta privazione). Perciò non è solo la crescita economica che può apportare migliori benefici alle popolazioni più svantaggiate (Amartya Sen, prefazione). Anzi, i progetti finanziari concepiti a distanza possono essere anche molto controproducenti. Ogni intervento economico dovrebbe sempre prendere in esame le risorse latenti presenti in ogni comunità umana, anche se le innovazioni tecnologiche possono essere di grande aiuto: “I telefonini hanno trasformato l’accesso delle persone povere alla finanza, alle informazioni di mercato e hanno trasformato le persone stesse” e la libertà di informazione (p. 51).
 
Ad esempio negli ultimi anni si sono sviluppati molti servizi innovativi nel campo delle piccole assicurazioni (sanitarie, sui beni, sulla vita, ecc.) e della “microfinanza”, di cui l’esempio più famoso è la Grameen Bank del premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, che ha dimostrato che prestare denaro ai poveri non è rischioso. Nel 98 per cento dei casi i prestiti vengono restituiti (p. 206). Tra le altre cose non è vero che le popolazioni affamate desiderano il nostro cibo: spesso “preferiscono denaro contante, perché permette loro di prendere decisioni riguardo al modo migliore di migliorare la propria situazione: cosa e dove investire e consumare”, cioè nei mezzi di produzione e nei cibi più adatti a loro (p. 196). Purtroppo i donatori per espletare il loro “aiuto condizionato” impongono l’acquisto di beni e servizi inappropriati che possono costare fino al 30 per cento del progetto, senza calcolare i costi di progettazione, implementazione e monitoraggio che possono ammontare a un buon 20 per cento dell’aiuto finanziario totale (p. 333).
 
Dopotutto il nocciolo della questione è la mancanza di controllo e di responsabilità sull’esito dei progetti “umanitari” che vengono calati dall’altro di asettici uffici di burocrati malamente prezzolati (William Easterly, I disastri dell’uomo bianco. Perché gli aiuti dell’Occidente al resto del mondo hanno fatto più male che bene, 2007). Inoltre, se le donne sono escluse dai lavori di alto livello, metà del talento umano è sprecato. Se la banche si rifiutato di prestare denaro a persone capaci e povere, vengono sprecate delle opportunità economiche. E una madre povera può compromettere la vita di tutti i suoi figli (p. 6). Del resto l’eccessiva disuguaglianza sociale ed economica favorisce l’insorgenza di pericolosi conflitti civili, e “una soluzione negoziata incompleta può ridurre la sofferenza umana temporaneamente, ma può condannare un Paese ad una instabilità prolungata” come è avvenuto in Kosovo (p. 96).

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di Damiano Mazzotti (sito) martedì 29 dicembre 2009 - 0 commento oknotizie
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