È fuori di dubbio che tanto le ultime generazioni del passato millennio quanto e soprattutto quelle del nuovo siano assolutamente senza bussola e travolte da relativismo, edonismo e nichilismo: generazioni che sostituendo sempre più i rapporti reali da uomo a uomo con virtuali da nick a nick, scivolano nella “pescitudine”, condizione devitalizzata e confinata nel relativismo di un isolamento senza prospettiva in cui, pur di apparire in qualche modo, ci si abbarbica a trasudati psichismi di idee pre-confezionate e poste sopra ogni altra idea senza verifica alcuna fino a farsi superstizione (quod super stat) e supernoise, cioè baccano di piazza.
Ho trovato nel web il concetto di “pescitudine” giustificato dalle seguenti osservazioni di “pensiero” ittico: “È noto che
la memoria dei pesci rossi si esaurisce nel giro di pochi secondi. Dentro la boccia di vetro il pesce rosso inanella un’incessante riscoperta di un habitat artificiale. A parità di oggetto osservato
le sue reazioni mutano ad ogni tornata. Accostiamo uno specchio alla superficie della boccia. Il pesce rosso percepisce la sua identità riflessa come un’entità distinta della sua stessa specie. Instaura un rapporto speculare che si rinnova ad ogni passaggio. Pescitudine è la dinamica virtuale di una condizione di vitalità confinata nel relativismo di un isolamento senza prospettiva!” (
http://forum.wineuropa.it/forum/read/75.html).
In tal senso sono anni che parlo nel web di una simile “
pescitudine”, soprattutto in merito al neomarxismo della
dodi&
c (acrostico da me inventato per caratterizzare la
Marx-superstition delle
Confraternite (o
Compagnie o
Corporativismi
Dove
Ogni
Deficiente
Impera), che è una vera e propria nave dei pazzi, navigante nel web dell’apparire secondo un pensiero debole molto simile a quello dei pesci rossi della pescitudine sopra caratterizzata.
Il neomarxismo odierno è comunque anche una di quelle idee pre-confezionate sopra accennate, che impera nelle scuole dell’obbligo e nelle università in cui l’universalità del pensare è divenuta tabù. Questo argomento pertanto è senza dubbio interessante, dato che oggi siamo arrivati al punto in cui sembra scomparso il coraggio di parlarne pensandoci con la propria testa.
Quanto segue è la sintesi di un mio manoscritto del 1985 su Marx ed il marxismo (pubblicato integralmente alla pagina "
Marx") scaturito all’indomani della lettura de
“Il Capitale” (il testo a cui faccio riferimento è quello delle Edizioni Riunite, Roma 1974, che riporta brani di Marx non presenti in altre edizioni) iniziata come verifica di varie affermazioni del fondatore dell’antroposofia
Rudolf Steiner su Karl Marx, stemperate in varie sue conferenze e libri.
Io credo che l’uomo conduca la sua vita secondo il proprio pensare.