Perché tanto odio in politica? Si tratta di odio o di qualcosa d’altro? Domande assillanti che la gente si pone da tempo, da prima della folle aggressione a Berlusconi. Chi non se le pone sono coloro che usano l’odio per sobillare gli animi, per accecarli e non far loro vedere i tanti misfatti che stanno avvenendo.
Non è facile dare risposte a un fenomeno relativamente nuovo che, per altro, non è stato adeguatamente indagato dal punto di vista sociologico e della psicologia delle masse. Anche perché le ragioni, le origini dell’odio sono molteplici e non riconducibili alla stessa sorgente.
Eppure, si ricorre alle diverse sorgenti dell’odio, del rancore per drammatizzare il confronto politico e avvelenare la coscienza civile del Paese. Anche se - sappiamo - che l’odio, la violenza non hanno nulla da spartire con una politica democratica, con la civiltà di un popolo.
Di fronte a questo scenario inedito, che non trova riscontri nella tradizione repubblicana, il pubblico, smarrito e sgomento, reagisce come può: pochi ne sono attratti, molti, sdegnati, preferiscono ritrarsi in una cocente solitudine, favorendo oggettivamente l’ingresso nella vita pubblica di furbi e furbastri, servi e profittatori di tutte le risme.
Fra odio e politica il rapporto è inversamente proporzionale: più si riduce il ruolo della politica democratica più crescono “odio”, invidie e tendenze a criminalizzare l’avversario, fino all’annientamento politico.
In verità, l’odio è una delle tante forme di espressione dell’antipolitica ovvero di una strategia, apparecchiata ai piani alti del potere, per condizionare, ridimensionare il ruolo primario della politica in loro favore.
E così vediamo delinearsi, giorno dopo giorno, un panorama triste, decadente, inquietante che puntualmente si manifesta ogni qual volta un regime muore e il nuovo stenta a nascere. Esattamente, ciò che sta accadendo in Italia in questo lunghissimo “interregno” ossia in questa ventennale transizione che non sappiamo a quali lidi potrebbe approdare.
Quegli scudi levati a tutela di capitali illeciti.
Una situazione complessa, anomala che non si può spiegare coi sentimenti, addirittura con l’odio che, semmai, agisce come effetto esasperato alle estremità degli schieramenti.
Troppo comodo liquidare un malessere sociale così grande con atteggiamenti istintivi, emotivi.
Bisogna cercare, scavare più a fondo, fino alle radici del disagio, delle ingiustizie che la gente subisce sempre più con una sensazione d’impotenza. Non tutta la gente, ovviamente. Poiché vi sono settori importanti dei ceti medio-alti ai quali l’attuale andazzo va bene, anzi benissimo.
Va bene, per esempio, a quei 712 mila individui che negli ultimi 4 anni - secondo il rapporto Eurispes 2009 - hanno dichiarato un capitale di oltre 1 milione di euro (erano 359 mila nel 2006), con una spettacolare crescita del 98%.