L’evento accaduto due domeniche fa in piazza Duomo ha colpito profondamente l’immaginario degli italiani. Infatti, più del 90% è stato raggiunto dalla notizia o ha cercato informazioni sull’episodio. Il volto sfregiato e sanguinante del Premier ha fatto il giro del mondo.
Il ministro Maroni, intervenuto alla Camera per discutere dell’aggressione subita da Silvio Berlusconi, denuncia la “spirale emulativa” che sembra essersi scatenata dalla “campagna contro il Premier”. Pronta dunque una vera e propria censura, forse non solo nei riguardi dei “gruppi creati sui social network che inneggiano all’aggressore” di Silvio Berlusconi.
Questa è pura follia, sembra un incubo dal quale non si riesce più ad uscire, è una sceneggiatura melodrammatica e puerile dove l’azione estrema di Massimo Tartaglia non sembra aver rievocato nessuna idea di dialogo, base di una democrazia rappresentativa, all’interno del governo: ciò a cui invece siamo costretti ad assistere è un inasprimento della già critica situazione tra i banchi del Parlamento.
Su una nuova ondata di strategia della tensione, Genchi, consulente informatico, intervistato da un giornalista durante il programma tv KlausCondicio in onda su YouTube, ha risposto:
"Non escludo una nuova stagione di stragi, soprattutto se le trattative tra Cosa Nostra, i suoi referenti e le istituzioni dovessero ’saltare’ ".
"Al momento, però, ritengo che un simile scenario tuttavia sia improbabile, ma, visto il clima di tensione che si è creato in Italia, tutto è possibile. Il passaggio che stiamo vivendo è molto difficile, ci sono grossi scontri che non sono certamente quelli tra maggioranza e opposizione visto che spesso votano in accordo, come nel caso di Cosentino. Quindi, nel momento in cui le lotte non sono più in Parlamento, privato ormai completamente di ogni funzione, è possibile che accada tutto e il contrario di tutto".
"Lo Stato - ha detto perentorio Genchi - non prevede attentati di mafia perché Cosa Nostra è messa bene ed è già tutelata dal Governo".
Sottolinea inoltre come "Non esiste nessun protocollo, neanche quello delle guardie forestali, che consenta ad un Capo di Stato, dopo un’aggressione, di uscire dalla macchina e mostrarsi nuovamente in pubblico in condizioni di potenziale pericolo".
"Le guardie del corpo di Berlusconi non hanno seguito la normale procedura – continua Genchi – e la loro arrendevolezza verso il Premier, nonché la loro incapacità nel gestire la situazione, lascia molto perplessi ed è quantomeno sospetta".
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