• domenica 27 maggio 2012
  • Agoravox France Agoravox Italia Agoravox TV Naturavox
  • Fai di AgoraVox la tua homepage
  • Contatti
AgoraVox Italia
NOVITÀ
Agoravox TV
  Home page > Attualità > Società > Traiettorie sociologiche: Il Progetto Chance una nuova cittadinanza per (...)
di Traiettorie Sociologiche (sito) venerdì 18 dicembre 2009 - 0 commento oknotizie
0%
Articolo interessante?
 
100%
(2 Voti) Votate quest'articolo
  • Fare una donazione
  • Stampa
  • Lasciare un commento
  • Marquer et partager

Traiettorie sociologiche: Il Progetto Chance una nuova cittadinanza per giovani altrimenti esclusi e per tutti

Venerdì 20 novembre 2009 è stata approvata ufficialmente la delibera della Regione Campania che trasforma il Progetto Chance in una risorsa ordinaria per dodici scuole.
Il Progetto Chance è un progetto contro la dispersione e l’abbandono scolastico da parte di minori in età di obbligo, attivo da undici anni.
In quello stesso giorno si svolgeva il convegno Civitas Educationis - Interrogazioni e sfide pedagogiche, presenti i cattedratici di una decina delle principali università italiane. Si parlava in qualche modo di ruolo civile dell’educazione, ed è sembrata una occasione significativa per parlare del Progetto Chance.
Quella che segue è la rielaborazione dell’intervento che Cesare Moreno, uno dei “maestri di strada” fondatori del Progetto ha presentato al convegno. Noi di “Traiettorie Sociologiche” siamo onorati di proporla alla lettura, e ringraziamo Agoravox per aver condiviso questa decisione.
Adolfo Fattori
 

di Cesare Moreno (Presidente dell’Associazione “Maestri di Strada” onlus)
 
 
Cosa può essere il progetto Chance per la scuola e per la società
Questa occasione mi spinge a esporre nella maniera più diretta, più semplice e lineare quale è – io credo – il problema educativo attuale, che non riguarda Chance ma le basi su cui è fondata la nostra convivenza civile.
 
Il Progetto Chance ha rappresentato per undici anni un progetto di nuova cittadinanza fondato su giovani altrimenti esclusi. La portata generale del progetto deriva dal suo collocarsi in un punto strategico dello sviluppo di una società, quello in cui i giovani cittadini fanno il loro ingresso nell’ordine sociale esistente. In questo punto che appartiene insieme all’ordine dello spazio sociale e all’ordine dello spazio mentale di una civiltà, si realizza un incontro tra una configurazione sociale esistente e una nuova forma da realizzare insieme ai nuovi venuti. In questo punto si decide se una società è capace di crescere o semplicemente di includere, assimilare, digerire il nuovo, ingrassando senza crescere. Le periferie sociali, le periferie geografiche, le periferie dell’animo hanno un tratto comune: la capacità di mettere in discussione il patto sociale preesistente, la certezza dei fondamenti, la sicurezza dei ruoli sociali.
 
I barbari alle porte 
C’è un modo di trattare coloro che premono sui confini della società che è epistemologicamente escludente. Quelli di fuori sono “barbari”: non parlano la nostra lingua, non condividono il nostro episteme, la nostra Weltanshauung, possono diventare dei “nostri” a patto che imparino prima la nostra lingua.
L’educazione, e prima di questa la scuola che insegna a leggere-scrivere-e-far-di-conto, rappresenta da questo punto di vista una porta di ingresso nel sociale, l’occasione in cui i sogni privati di milioni di famiglie possono diventare un progetto di trasformazione e crescita sociale. 
 
Oppure no, la scuola può avere un ruolo da forche caudine: una porta al cui passaggio è necessario abbassare il capo, essere umanamente umiliati per essere portati in società come prede piuttosto che come cittadini sovrani. Le pratiche educative che non siano anche pratiche di libertà, di cittadinanza immediata (non rimandata sine die), di creatività – libera invenzione di sé – non sono pratiche che allargano i confini della società, ma pratiche che pretendono di far passare il canapo nella cruna dell’ago. 
 
Milioni di giovani vivono la scuola in questo modo. I primi sono proprio quelli per i quali la scuola può vantare il “successo formativo”, il successo di una operazione di assimilazione che assume troppo spesso i contorni del conformismo, della sudditanza, di una omologazione che generano sofferenza e disagio a cui i giovani stessi non possono che dare risposte stereotipe, conformi a un modello sociale che li ha privati della capacità di reinventarsi. Gli ultimi che vivono male la scuola sono quelli presso cui la scuola non può vantare alcun successo, quelli che sono restati fuori, i drop out, gli emarginati.

pagina successiva >>

di Traiettorie Sociologiche (sito) venerdì 18 dicembre 2009 - 0 commento oknotizie
0%
Articolo interessante?
 
100%
(2 Voti) Votate quest'articolo
  • Fare una donazione
  • Stampa
  • Lasciare un commento
  • Marquer et partager

Lasciare un commento


(Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Attenzione : questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell’articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista… Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l’articolo nello spazio I commenti migliori

Un codice colorato permette di riconoscere :

  • I nuovi iscritti
  • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
  • L’autore dell’aritcolo

Se notate un bug non esitate a contattarci.

Pubblicità


Pubblicità

Sondaggio

Sei favorevole alla possibilità che una coppia omosessuale adotti dei bambini?


Voter

Palmares

Pubblicità

  • Groupe Agoravox sur Facebook
  • Agoravox sur Twitter
  • Agoravox sur Twitter
  • Agoravox Mobile

AgoraVox utilizza software libero: SPIP, Apache, Debian, PHP, Mysql, FckEditor.


Sito ottimizzato per Firefox.