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di Andrea Sferrella (sito) venerdì 18 dicembre 2009 - 0 commento oknotizie
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La mancanza della nazione

La Seconda Repubblica - se di seconda si può parlare vista la sostanziale continuità con la prima - potrebbe concludere il suo spiccio e sbandato cammino. Una storia fatta di anomalie e riforme a metà, leggi ad personam e diaspore laiche e socialiste, democristiane e comuniste.

 

La Prima Repubblica venne alla luce grazie al compromesso tra i partiti del Cln, le forze sociali e gli alleati occidentali; si sviluppò prima attraverso gli anni del centrismo di De Gasperi, a cui seguì il centro-sinistra (col trattino), poi ci fu la solidarietà nazionale e infine la formula pentapartitica degli anni ottanta. Si tirò su con profonde divisioni ideologiche frutto del ventennio fascista, della seconda guerra mondiale, della Resistenza (e della guerra civile). Ereditò dal Regno le cospicue differenze territoriali e culturali provocate da un processo di unificazione rapido che certamente creò l’Italia - estendendo al territorio nazionale la struttura istituzionale del Regno di Sardegna - ma non riuscì a creare gli italiani.

Così si arrivò, di schianto, al boom economico e alla lottizzazione, agli anni di piombo e al compromesso storico tra la Dc di Moro e il Pci di Berlinguer. Si arrivò a 351 morti ammazzati dal terrorismo rosso e nero dal 1969 al 1980, si arrivò al 12 dicembre 1969 giorno della strage neofascista di Piazza Fontana a Milano: prima di una lunga serie di ambiguità mai risolte, frutto di trame oscure tra la Cia e apparati deviati dello Stato. Si arrivò allo scandalo Lockheed, allo Ior e al Banco Ambrosiano, a Calvi e a Sindona, a Licio Gelli e alla P2. Si arrivò a Impastato, a Pinelli, a Calabresi e Alessandrini, a Walter Tobagi e Mino Pecorelli, a Cassarà, Falcone, Borsellino e Don Peppino Diana.

Si arrivò a quel 9 maggio 1978 quando il corpo di Aldo Moro fu ritrovato dentro il cofano di una vettura posteggiata in via Caetani: esattamente a metà tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù, precisamente a metà tra la sede della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista Italiano. Lo volle il destino. O forse lo vollero gli uomini. E forse a volerlo non furono solo quelli del commando delle Brigate Rosse che lo tennero prigioniero per cinquantacinque giorni e poi lo fecero fuori insieme ad altre 28 persone nel solo 1978. Le stesse Brigate Rosse che assassinarono il sindacalista della Cgil Guido Rossa e, in tempi più recenti, Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Dopo l’assassinio di Moro la stagione della solidarietà nazionale si concluse; e si concluse - come ha scritto Silvio Lanaro - per mancanza del soggetto stesso della solidarietà: la nazione. Centodieci anni dopo la storica frase di Massimo D’Azeglio mancavano ancora - così come mancano oggi - gli italiani. Mancano per l’incapacità di superare divisioni e visioni personali e arrivare a guardare all’esclusivo interesse del paese. La Prima Repubblica si svuotò prima dall’interno attraverso la crisi di legittimità che colpì la classe politica e i partiti, poi cadde giù sotto i colpi dell’offensiva giudiziaria e di quella referendaria. In quei giorni si fece un gran parlare di moralità e riforme, cambi generazionali e “gioiose macchine” da guerra.


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