Il 3 e 4 dicembre 2009, esperti giapponesi ed europei si sono incontrati a Padova per discutere le modalità di realizzazione delle attività di cooperazione tra Europa e Giappone nel campo della ricerca sulla fusione nucleare, in pratica per arrivare il più rapidamente possibile alla realizzazione di un reattore a fusione nucleare.
Oltre alla costruzione di ITER, il primo reattore sperimentale che dovrà dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica dell’energia da fusione, sono previste infatti molteplici attività di R&D su impianti satellite di minore impegno economico, tra questi il nuovo tokamak giapponese JT60-SA, e la realizzazione di IFMIF, progettato per studiare e definire i materiali del futuro reattore a fusione, insieme a un intenso programma di fisica e tecnologia sulle macchine sperimentali esistenti.
In pratica, quindi, ITER è un esperimento di fusione termonucleare controllata, basato sulla configurazione "tokamak", dove la miscela nucleare, il plasma di Idrogeno, Deuterio e Trizio, sono confinati in un gigantesco campo magnetico per impedirne sia la dispersione, sia il contatto con pareti solide di qualunque materiale, che non potrebbero sopportare quelle elevate temperature.
Questa tecnica, ideata nei laboratori sovietici negli anni ‘60, è stata sviluppata in tutto il mondo per più di 40 anni con l’obbiettivo della produzione commerciale di energia da fusione nucleare.
Con ITER abbiamo raggiunto uno stadio sperimentale di sviluppo della configurazione magnetica che dovrebbe finalmente aprirci definitivamente la strada allo sfruttamento intensivo della fusione nucleare per la produzione energetica; la macchina ITER sarà già capace di produrre circa 500 MW di potenza, per tempi prossimi all’ora, utilizzando pochi grammi di deuterio e trizio, quest’ultimo ricavato dal litio all’interno del reattore .
I vantaggi ottenuti, rispetto alle centrali a fissione nucleare, sono enormi : il combustibile (costituito da deuterio e litio) costa pochissimo perché fatto di elementi molto abbondanti in natura; il prodotto della fusione è l’elio un gas nobile inerte; la radioattività prodotta all’interno della centrale avrà tempi di decadimento dell’ordine appena dei cento anni. Parlando poi della sicurezza, è da ricordare che l’eventuale perdita di controllo del processo di fissione porta ad una catastrofe, mentre con la fusione porta semplicemente al blocco della reazione.
L’Italia dà il suo contributo alla realizzazione del progetto internazionale tramite l’ENEA, il CNR e l’Istituto di Fisica Nucleare (IFN); per la realizzazione di ITER sono previsti circa 10 anni di tempo ed un costo di circa 5 miliardi di euro.
Sono già passati tre anni, ma finalmente questa grande cooperazione internazionale senza precedenti che, come afferma il direttore generale di ITER, Kaname Ikeda, "potrà contribuire a creare una nuova fonte energetica per l’umanità" sembra finalmente potere partire concretamente.
Biologo , web-writer di scienza e teatro. Freelance e vignettista
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