Con le idee di pensiero malato e pensiero sano, indico rispettivamente l’arimanesimo e l’universalità del pensare. L’arimanesimo è sostanziato da positivismo, dottrina del “porre”, che rifiuta ogni metafisica che non sia quella dell’imporre atti e certificati legali, imposte, imposizioni fiscali, appunto, o temi conoscitivi creduti spogli da pregiudizio, ma secondo una mistica della materia, tutt’altro che scevra da pregiudizi. Per fare un esempio attuale - in riferimento all’aggressione di Berlusconi - la psicolabilità di chi “pone” ferite a qualcuno è infermità mentale di tipo arimanico, mentre l’ira e l’odio che portano tale cruenta azione è di tipo luciferico.
Il colore luciferico è quello del sangue. Il colore arimanico è quello esangue del legalismo. La mentalità arimanica è tipica del leguleio e del furbino, cioè di chi anticamente veniva detto “scriba”, o “fagno”. La mentalità luciferica è tipica del supernoise, cioè del super rumoroso agitato gregario che sbraita nelle piazze secondo ideologia eterodiretta.
Un esempio. Pur non essendo consapevole di esprimere l’odierna mentalità arimanica o fagnica (da “fagno” che significa furbetto), Theodor W. Adorno ha ben sintetizzato lo spirito arimanico in una sua frase: “Tra gli scaltriti pratici di oggi, la menzogna ha da tempo perso la sua onorevole funzione di ingannare intorno a qualcosa di reale. Nessuno crede più a nessuno, tutti sanno il fatto loro. Si mente solo per far capire all’altro che di lui non ci importa nulla, che non ne abbiamo bisogno, che ci è indifferente cosa pensi di noi. La bugia, un tempo strumento liberale di comunicazione, è diventata oggi una tecnica della sfrontatezza, con cui ciascuno spande intorno a sé il gelo di cui ha bisogno per vivere e prosperare”. (Theodor W. Adorno, “Minima moralia”, Torino, 1974).
Pochi comunque sono i conoscitori della potenza arimanica. Coloro che la conoscevano, come ad esempio Rudolf Steiner o Giacomo Leopardi, o Goethe che la personificava in “Mefistofele”, sapevano benissimo che, operando contro l’universalità del pensare, tale “forza di debolezza” del pensare (il bisticcio fra i concetti di forza e di debolezza è già un’indicazione di una sua importante caratteristica, consistente nel tranello del fraintendimento, tipico di individualità non libere) era la medesima che Gesù di Nazaret chiamava “mammona”. Questo termine aramaico è simile all’ebraico moderno “mimen” che significa “finanziare” e indica il principio delle varie strumentalizzazioni, una delle quali è appunto l’imposizione fiscale finalizzata al finanziamento non di una collettività ma di un ideologico collettivismo astratto e privo di concretezza. Arimane, il “dio” di tali schiavitù e degradazioni degli uomini basate sul bisogno è per Paolo di Tarso “Belial”, e per i Vangeli “Satana”. Sì, perché Arimane è lo spirito che mette continuamente l’uomo nel pericolo di diventare sua vittima, facendogli perdere la propria libertà.
Occorre essere chiari. Satana non è Lucifero, ma il suo finto antagonista, esattamente come avviene nella politica di oggi fra destra e sinistra. Lucifero e Satana sono un po’ come il gatto e la volpe del Collodi, in cui Pinocchio (il popolo) è il fagno, cioè il furbino che, a differenza di quanto avviene nella favola, vuole rimanere eternamente burattino.