Se non c’è la finestra di una questura a disposizione, per uccidere un uomo libero va bene anche il letto di contenzione di un ospedale psichiatrico.
Anarchia: definire questa parola è già confinare, esattamente quello che ogni donna e uomo libero non vorrebbe. Ma l’uso è invalso nel tempo, nel senso più dispregiativo e distruttivo.
Il 6 settembre 2009 Michele Fabiani, detto Mec, pubblica "Sperimentiamo l’Anarchia", un libro che è un insieme di articoli e riflessioni, scritto prima, durante e dopo il carcere, accusato di far parte di una cellula anarco-insurrezionalista denominata Coop-Fai (Contro ogni ordine politico, Federazione Anarchica Informale). E’ molto giovane, nato a febbraio del 1987: quanti lo conoscono? La questura, sicuramente bene.
Il 10 dicembre 2009 la Federazione Anarchica Torinese, FAI, scrive: “Torino. Cà Neira è stata sgomberata, ma non finisce qui. Giovedì 10 dicembre, ore 6. Digos e agenti in assetto antisommossa buttano giù la porta di Cà Neira, il posto occupato domenica 6 dicembre dalla FAI torinese. I compagni all’interno vengono denunciati per invasione di edificio. Il tam tam della solidarietà scatta subito. Arrivano compagni a dare una mano a portare via tavoli, stufe, libri, cucine e brande. Contemporaneamente, la polizia si presenta in forze anche all’Ostile, occupato tre settimane prima. Sei persone salgono sul tetto e lo stabile viene invaso dalle forze del disordine statale. Mentre scriviamo, i sei sono ancora sul tetto. Non si può dire che a Cà Neira questo sgombero giunga inatteso. Molti consideravano una vergogna che un edificio pubblico fosse abbandonato al degrado e all’incuria ed hanno apprezzato che qualcuno, rimboccandosi le maniche, lo stesse ristrutturando per renderlo agibile”. Molti? Leggo: “Giovedì hanno sgomberato nello stesso giorno Cà Neira e l’Ostile. Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco. All’Ostile sei occupanti hanno resistito sul tetto per un’intera giornata prima di venire tirati giù, mentre in strada le camionette impazzavano contro quelli che si erano radunati in solidarietà. A Cà Neira, in via Zandonai, l’ex scuola che abbiamo occupato la scorsa settimana, hanno fatto più in fretta ma il giorno stesso sono stati obbligati a impiegare la celere in assetto anti-sommossa per sgomberarci dall’ex cinema Zeta, che abbiamo occupato a poche ore dal primo sgombero. Oggi, come nel Sessantanove delle stragi e dell’assassinio di Pinelli, la criminalità del potere è sempre la stessa. Oggi come allora chi lotta per una società più giusta e più libera fa paura, viene criminalizzato e represso. Il filo della memoria di quella lontana stagione, a volte sfilacciato ed esausto, si rinvigorisce ogni giorno. In ogni luogo dove cresce la resistenza alla barbarie in cui siamo immersi”.
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