Ecosistema Rischio 2009: fabbricati in aree a rischio nell’80% dei comuni
Secondo i dati forniti dal rapporto Ecosistema Rischio 2009 di Legambiente, sono ancora molte le amministrazioni comunali italiane che tardano a svolgere un’efficace ed adeguata politica di prevenzione, informazione e pianificazione d’emergenza, poche quelle che svolgono un lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico e oltre un comune su quattro non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. Nonostante sia così pesante l’urbanizzazione delle zone a rischio appena il 7% delle amministrazioni comunali ha provveduto a delocalizzare abitazioni e solo nel 3% dei casi sono stati avviati interventi di delocalizzazione dei fabbricati industriali. Nel 15% dei comuni mancano ancora i piani urbanistici che prevedono vincoli all’edificazione delle aree a rischio idrogeologico: i dati sulla pesante urbanizzazione delle zone a rischio nel paese dimostrano come sia urgente dare maggiore efficacia a questi strumenti normativi.
L’indagine condotta su 1700 amministrazioni comunali, pari al 30% dei 5581 comuni classificati a rischio idrogeologico dal Ministero dell’Ambiente e dall’UPI, rivela che: nel 79% dei comuni coinvolti nell’indagine sono presenti abitazioni in aree esposte a pericolo di frane e alluvioni, nel 28% dei casi sono presenti in tali aree interi quartieri e nel 54% fabbricati e insediamenti industriali. Nel 20% dei comuni campione d’indagine in aree classificate a rischio idrogeologico sono presenti strutture sensibili o strutture ricettive turistiche. Nel 36% dei comuni non viene ancora realizzata una manutenzione ordinaria delle sponde.
Dati confortanti arrivano invece per le attività svolte nell’organizzazione del sistema locale di protezione civile: l’82% delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione e nel 54% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.
“Le frane che hanno colpito in maniera drammatica Ischia e Messina sono l’ultima tragica testimonianza di quanto sia urgente invertire la tendenza nella gestione del territorio. – spiega il Presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza - Il ritardo con cui troppe amministrazioni locali avviano interventi mirati ad attività di prevenzione e pianificazione, la lentezza con cui vengono avviati, là dove possibile, interventi di delocalizzazione di abitazioni e fabbricati industriali dalle aree più esposte a pericolo, la quasi totale assenza di progetti finalizzati alla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e delle zone dissestate risultano sconcertanti. Abusivismo e cementificazione priva di regole non sono, purtroppo, solo un’eredità del passato ma una realtà da combattere ogni giorno, e il Piano Casa recentemente approvato dalle Regioni in molti casi peggiora la situazione accrescendo i rischi perché può consentire nuove deroghe senza alcun rispetto per le regole della prevenzione del rischio idrogeologico. Pur potendo contare su un ottimo sistema di protezione civile, dobbiamo essere consapevoli che una reale ed efficace opera di prevenzione va realizzata partendo dal rispetto dell’ambiente e degli ecosistemi fragili come i fiumi insieme ad una maggiore cura del territorio”.
Quanto siamo bravi a redigere la fotografia del dissesto territoriale! Ad ogni nuova indagine segue un piano decennale di intervento ... Parole, tante parole. Nella PENISOLA del Tesoro non mancano mai i PECCATI di Presunzione. (altro ancora => http://forum.wineuropa.it )