Vent’anni sono trascorsi dalla morte di Georges Simenon. In Italia la sua fama si deve soprattutto alla fortunatissima serie dei telefilm tratti dalle inchieste del commissario Maigret ed interpretate da Gino Cervi. I suoi numerosissimi romanzi continuano ad essere presenti negli scaffali di tutte le librerie.
Certamente un caso editoriale, come è vero anche che alla sua opera, al di là dell’illustre commissario, si sono ispirate numerose produzioni cinematografiche di notevole successo e con interpreti di primordine. Vero è anche che i tratti del commissario francese sono ispiratori di molti commissari protagonisti di altrettante serie editoriali e televisive. Basti citare per tutti Montalbano e anche, per molti versi, l’ispettore Derrick ed il tenente Colombo.
Che l’invenzione del personaggio di Maigret sia stata la fortuna di Georges Simenon è fuori di dubbio. Che questo personaggio abbia in qualche modo condizionato il resto dell’opera di uno dei più prolifici romanzieri del secolo scorso è discutibile. Non è nostra intenzione aprire una querelle sull’opera di Simenon, ma l’intuizione del celebre commissario ci avrebbe messo, anche in questo caso, in guardia. Forse avrebbe deciso di seguire il suo istinto, perché d’istinto si tratta e non di fiuto. Parliamo di istinto e non di natura animalesca, ma di una qualità umana, di una conoscenza, di un sapere.
Il commissario ideato del nostro autore non è in possesso delle capacità che lo possono assimilare al poliziotto-segugio. Maigret ha una qualità in sé, tutta interna alla società francese di un‘epoca ed indissolubile da questa. Maigret è Maigret perché è nella Francia che abbraccia alcuni decenni del secolo scorso. Maigret è tale perché è un profondo conoscitore della capitale francese, si muove con i suoi precisi punti di riferimento, geografici e culturali.
Ma le sue trasferte (spesso casuali e volontarie) in provincia interpretano il resto del paese non come prolungamento e marginalità della vita parigina. Maigret si reca sul posto, vive con i protagonisti. Il suo vero metodo somiglia più al genere dell’etnologia e delle scienze sociali, diremo all’osservazione partecipante, che quelle della criminologia.
Per far vivere e lavorare il personaggio Maigret occorre, in primo luogo, un ambiente sociale. Di norma quel tipo di società al quale il suo metodo è legato. Come non sarebbe credibile il commissario Montalbano al di fuori della sua Sicilia, così non è pensabile od immaginabile Jules Maigret fuori dal suo mondo originario, è da notare, per inciso, che Andrea Camilleri è stato lo sceneggiatore della fortunata serie italiana del commissario francese. E’ vero Maigret va anche in trasferta, a New York per esempio, ma l’esperienza americana, così come accade in altri romanzi dello stesso autore, appare l’interpretazione in negativo della lastra fotografica del paese originario.
giornalista e saggista, ha al suo attivo numerose pubblicazioni
Profilo personale, articoli e statisticheRitrovare i luoghi di incontro e di rapporto. Rifuggire quei LANCI in CADUTA LIBERA che (...)
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