Chi entra in conclave Papa esce Cardinale, recita un antico detto della Curia romana: così è stato ieri a Bucarest. Alle nove di sera, non appena chiusi i seggi del turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali che vedevano opposti a contendersi la più alta magistratura del paese il presidente uscente, il centrista Traian Basescu, ed il Presidente del Senato, Mircea Geoana, socialdemocratico, i maggiori sondaggisti romeni attribuivano, seppur sul filo di lana, la vittoria a quest’ultimo che aveva incassato nei giorni scorsi pure l’appoggio dei liberali e del partito popolare magiaro, l’Udmr, espressione della maggiore minoranza etnica del paese.
Questa mattina, quando invece si è trattato di tirare le somme dei voti effettivamente espressi e non è stato più il momento di affidarsi solamente alle opinioni raccolte dai sondaggisti, la realtà è risultata essere diametralmente opposta. A Palazzo Cotroceni, sede della Presidenza della Repubblica romena, siederà nuovamente, per il prossimo quinquennio, il controverso Traian Basescu che ha riportato il 50,3% dei voti validamente espressi contro il 49,7% dello sfidante. Cocente delusione dunque per i socialdemocratici che, inutilmente, avevano sperato, tramite l’accordo siglato con il leader liberale Antonescu ed i magiari della Transilvania, di far voltare pagina alla Romania seppellendo per sempre il bizantinismo della sua politica e proponendo un governo forte, guidato dal sassone Klaus Johannis, che facesse uscire il paese dalla drammatica crisi economica in cui si trova.
A Geoana hanno voltato le spalle in molti: tantissimi liberali, appartenenti alla borghesia urbana di Bucarest e delle maggiori città della nazione danubiana, non hanno digerito l’accordo Antonescu-Geoana e, nel segreto dell’urna, hanno votato per Basescu; tantissimi magiari della Transilvania, inoltre, non sono neanche andati a votare ed oggi, non a caso, i distretti in cui la percentuale di astenuti ha sopravvanzato quella del votanti si trovano tutti nella parte centrale del paese, appartenente sino a novantun anni fa all’Ungheria. Nella cosiddetta terra dei Secui ben sei iscritti nelle liste elettorali su dieci hanno disertato le urne invertendo quello che, alla fine, è stato il dato finale nazionale di affluenza ai seggi. La coalizione che sosteneva Geoana, poi, ha scontato la sua eccessiva eterogeneità e soprattutto la presenza di sostenitori anche controversi come quel leader populista, incriminato dalla magistratura della capitale per il tentato omicidio di tre ladri che avevano cercato di rubargli l’automobile, che risponde al nome di Gigi Becali, l’europarlamentare romeno di origine albanese, nonché uomo più ricco del paese, che i suoi maggiori detrattori, cioè i maggiorenti del Pdl, sospettano avere legami molto stretti con le mafie balcaniche.