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Il Paese è Cosa nostra

Mafia - Ieri a Torino l’attesa deposizione di Gaspare Spatuzza per il processo Dell’Utri: «Graviano mi fece il nome di Berlusconi e mi disse che grazie a lui e al compaesano nostro, Dell’Utri, ci eravamo messi l’Italia tra le mani»

di Pietro Orsatti su Terra

«Uno così, Falcone l’avrebbe denunciato ». Non si tira indietro Marcello Dell’Utri che commenta in diretta alla stampa la deposizione del pentito Gaspare Spatuzza. Che anzi rincara la dose mentre va in scena a Torino l’udienza più attesa dell’anno: «Spatuzza ha interessi a buttare giù il governo che gli lotta contro ». È nervoso, il senatore. Non è tranquillo, non può esserlo. Fino a due mesi fa il processo d’appello sembrava aver preso una piega che, invece, le dichiarazioni di Spatuzza hanno totalmente ribaltato. Ma andiamo alle dichiarazioni che ieri ha reso in aula il collaboratore. «Ho fatto parte dagli anni Ottanta al Duemila di un’associazione terroristico- mafiosa denominata Cosa nostra – esordisce -. Dico terroristica per quello che mi consta personalmente, perché dopo gli attentati di via D’Amelio e Capaci, ci siamo spinti oltre. Quando avvennero Capaci e via D’Amelio abbiamo vigliaccamente gioito. Quelle sono stragi che ci appartengono. Mentre l’attentato di Firenze, ad esempio, non ci appartiene ».

Nel senso che Spatuzza, anche se mette in atto con il suo gruppo di fuoco, di cui è uomo di spicco agli ordini di Giuseppe Graviano, sia l’attentato di Firenze sia quelli di Roma e Milano e la bomba a Maurizio Costanzo, li ritiene atti esterni alle logiche e alla storia di Cosa nostra. Spatuzza fa riferimento, per tutte le sue dichiarazioni relative a una presunta “trattativa” e a rapporti con politici, a due incontri con Giuseppe Graviano avvenuti alla fine del 1993 e nei primi giorni di gennaio del ’94, uno in Sicilia e l’altro al bar Done di via Veneto a Roma. Due incontri preparatori della fallita strage dello stadio Olimpico dove per la prima volta il collaboratore racconta che il suo boss gli parlò di cosa ci sarebbe stato in “ballo”. «Graviano mi fece il nome di Berlusconi – spiega in aula Spatuzza – e mi disse che grazie a lui e al compaesano nostro (si riferisce a Dell’Utri, ndr) ci eravamo messi il paese tra le mani. Graviano mi disse che avevamo ottenuto tutto quello e questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia, che non erano come quei quattro “crasti” socialisti che avevano preso i voti dell’88 e ’89 e poi ci avevano fatto la guerra». Dopo di che, fra dettagli agghiaccianti sulle dinamiche militari del gruppo che condusse le stragi e battibecchi fra procura generale e difesa, si chiariscono alcuni punti estremamente delicati anche alla riapertura di altri processi a Firenze e Caltanissetta.

E poi, ancora, riferimenti alla “trattativa, come quando Spatuzza racconta che «il giorno dopo la strage di Via D’Amelio, il 20 luglio 1992, incontrai Giuseppe Graviano, si complimentò perché era andato tutto bene. Gli dissi che c’erano delle preoccupazioni ma lui mi rispose che era giusto andare avanti, che c’era qualcosa in piedi». E poi un dettaglio totalmente nuovo, che piomba quasi casualmente in un’aula sovraffollata: «Graviano mi disse che c’era già qualcuno che stava operando parlando dell’uccisione di tre carabinieri di pochi giorni prima in Calabria». Un altro gruppo di fuoco all’opera nel periodo delle stragi? Un segno di un’alleanza strategico-militare con le ’ndrine? A conferma della fondatezza di queste voci si apprende che Spatuzza è stato recentemente sentito anche dalla procura di Reggio Calabria. La difesa di Dell’Utri sembra non voler contestare le dichiarazioni di Spatuzza, ma le procure, accusate di trattenere informazioni essenziali nascondendole dietro gli omissis. Sembra quasi che il collegio di difesa sembra rinunciare, prevedendo una possibile conferma della condanna a Dell’Utri, riservandosi spazio per una «guerra di eccezioni e delle carte» in Cassazione. Poi, il colpo di scena: la corte accoglie la richiesta dell’accusa di ascoltare i fratelli Graviano e Cosimo Lo Nigro (tutti e tre protagonisti delle dichiarazioni di Spatuzza) entro la fine dell’anno.

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