Due minoranze di fanatici prevaricano due stragrandi maggioranze
Ci risiamo. Di nuovo minareti e crocefissi branditi come spade in questa guerra di simboli che può degenerare in guerra vera. E’ accaduto in passato, anche in Europa, accade, oggi, in tante parti del mondo.
Ancora una volta, Occidente, sempre meno cristiano, e Oriente, sempre più islamico, si guardano in cagnesco a causa di due rumorose minoranze, fanatiche quanto ipocrite, che usano i simboli religiosi per imporre un nuovo “scontro di civiltà” a due sterminate maggioranze silenziose, già ingravidate dei semi malefici dell’odio e dell’intolleranza.
E, alla fine, il mostro nascerà e porterà distruzione e morte fra i nostri popoli impauriti e confusi.
Ma, davvero, non c’è nulla da fare per fermare il fanatismo?
Più il tempo passa più il pericolo si accresce, anche perché dietro questo agitar di simboli spirituali si celano interessi molto materiali, economici e politici.
Tuttavia, le due maggioranze, recuperate alla ragione, sono ancora in grado di sconfiggere i fomentatori di odio e ricacciarli negli anfratti da cui provengono.
La ragione, che stiamo smarrendo, è l’antidoto più efficace contro il fanatismo.
Una luce si vede in fondo al tunnel, ma prima di uscirne c’è tanto da fare, da lottare. Non occorrono armi né altre violenze, ma una generale presa di coscienza e una volontà determinata per ripristinare, in uno spirito di pace e di cooperazione, un dialogo fra popoli e Stati che era stato avviato con successo, non molto tempo fa.
Sicurezza: chi specula e chi la difende
Dopo questo necessario preambolo, andiamo all’attualità, alle ultime polemiche provocate dai leghisti che vorrebbero usare la vittoria del referendum svizzero anti-minareti per scatenare in Italia la caccia all’islamico, dopo quella all’immigrato e a tutti i circolanti “diversi” rispetto al prototipo umano che pretendono di rappresentare.
Nessuno disconosce che la presenza islamica può comportare qualche problema alle comunità d’accoglienza. Si tratta, in gran parte, di problemi risolvibili con la conoscenza e la tolleranza reciproche. Secondo le leggi dell’ospitalità.
Nei casi più ostici, quali possono essere gli atti di terrorismo e i comportamenti delittuosi più allarmanti, è ovvio che il “buonismo” non basta e sono necessarie misure adeguate di prevenzione e di repressione. Secondo la legge penale. Come avviene, del resto, con tutti i delinquenti italiani o di altre nazionalità.
Agli immigrati che vivono in Italia regolarmente bisogna riconoscere gli stessi diritti e doveri dei cittadini italiani. Su questo principio, umanitario e giuridico, si basavano le nostre richieste, in giro per il mondo, a tutela delle comunità d’italiani emigrati non solo meridionali, ma molti veneti, piemontesi, lombardi, friulani, liguri che fuggivano dalla miseria, dall’ingiustizia, dalla guerra. Esattamente, come fanno oggi i migranti provenienti da diverse aree del pianeta.