Divieto d’infanzia: muore sul lavoro in Italia undicenne cinese
Apprendo da un comunicato stampa rilasciato da Carmine Celardo che, a Macerata, una bambina undicenne di etnia cinese è morta in seguito alle esalazioni tossiche sprigionatesi all’interno di un tomaificio in cui lavorava nelle ore pomeridiane, al rientro da scuola.
Sul divieto d’infanzia, psichiatria, controllo e profitto, scrive Chiara Gazzola: “Il comportamento dei bambini non sempre soddisfa le aspettative della comunità adulta. Dei disagi infantili si preoccupa sempre meno la pedagogia e sempre di più la psichiatria e la genetica. La diagnosi ADHD (sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività) rappresenta l’esempio più eclatante. Le cure chimiche previste (come il Ritalin) interferiscono nella crescita a livello neurologico, la diagnosi considera il soggetto malato a causa di un comportamento “non idoneo” a una società sempre più omologata e omologante. Se si ritiene che l’ambito sociale e relazionale, nel quale un bambino cresce, sia poco importante e si incasella come patologia ogni comportamento che non rispecchia i canoni di presuntuosi obiettivi formativi, la soluzione verrà demandata ad esperti che si avvalgono di cure farmacologiche invasive. Così si distrugge l’infanzia, la fantasia, la libera espressività; su tutto ciò cala un sipario di silenzio che va rialzato”.
Vi sottopongo anche questo testo: "L’impatto della globalizzazione e della trasformazione socioeconomica del Paese, l’espansione delle migrazioni dalle aree rurali alle città e il declino dei servizi sociali di Stato a causa della privatizzazione hanno ridotto le capacità delle famiglie più povere di provvedere ai diritti fondamentali dei propri figli. Le riforme economiche e la decentralizzazione amministrativa hanno portato al finanziamento dei servizi pubblici a livello regionale e locale. Questo processo ha accentuato le differenze tra regioni nell’accesso e nella qualità dei servizi di base. Le aree più povere, infatti, non riescono a provvedere ad adeguati servizi pubblici. Tutto ciò si ripercuote sui minori, i più vulnerabili. In una società più complessa e frammentata, alcuni gruppi sono più marginalizzati, in particolare i migranti, i bambini che vivono o lavorano nelle strade, i minori disabili che vivono nelle aree rurali, i minori provenienti dalle minoranze etniche e le famiglie mono-parentali. Le riforme economiche e l’individualizzazione hanno portato a nuovi rischi tra i minori, che sono sempre più esposti allo sfruttamento e all’abuso (lavoro, criminalità, sfruttamento sessuale)".
Non si parla dell’Italia, beninteso, ma della Cina e del lavoro minorile che vede coinvolti 10 milioni di bambini. L’analisi viene fornita da Scuole in gioco: è una ricerca sull’infanzia sfruttata in Cina, della 5^E del Liceo classico “Manzoni” di Milano, con la sua docente Maria Teresa Savarè.