Ma quando
Ghedini in difesa del
Lodo Alfano sparò
quell’insolita arringa, sembrava voler dire proprio questo: "La legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione"; l’avvocato-parlamentare sembrò quasi volesse dettare un nuovo aforisma, da incidere a fuoco sulle pareti del Parlamento, a memoria delle scelte democratiche del popolo sovrano.
Il popolo sovrano, certo, ma non il popolo del sovrano.
Una preposizione articolata sono tre lettere, può sembrare poco, ma almeno fino ad ora, è su quel "del" che si sta articolando il futuro del Presidente del Consiglio.
Il giorno da ricordare ai posteri, il giorno che
Gianfranco Fini decise di stracciare il contratto fatto con l’alleato per la nascita del PDL, è il
2 ottobre 2009.
Rinunciando al Lodo Alfano, il Presidente della Camera, rinunciò al sovrano del popolo. Rinunciò al suo
ruolo eterno di braccio destro. Rinunciò a quel "vice" che oramai si porta appresso da anni. In ultima istanza ha rinunciato anche alla maggioranza, il 21 novembre,
quando diede della "stronza" alla Lega Nord.
Gianfranco Fini, questo politico di 57 anni, s’è rotto.
Siede in Parlamento dal 1983, è stato
leader di AN per 15 anni, ma sa bene che un vero leader non lo è stato mai.
Avantieri
Marcello Dell’Utri, l’altro eterno braccio destro, ha dichiarato "
Se cade Silvio, è anche la fine politica per Fini". Ieri, dopo che a Pescara si è smarcato ancora una volta dal Premier,
con un fuorionda kamikaze, Antonio Di Pietro gli ha chiesto di spegnere definitivamente l’interruttore di questa legislatura.
Gianfranco Fini attualmente è l’unica opposizione possibile, più dell’IDV, dell’UDC e del PD. Lo sente, lo percepisce, ne prende atto. Stuzzica e provoca il Capo, anche se sa bene che senza il Capo non sarebbe niente. Chissà se segretamente starà già facendo il calcolo dei "suoi", delle pecorelle smarrite nel PDL, pronte a tornare alla base dell’ ex-AN. Fatto sta che per Berlusconi sarà sempre più difficile mandare giù le sue dichiarazioni e far finta che vada sempre tutto bene.
Tutto ciò comunque rappresenta una
pagina triste dell’attuale politica italiana. Se l’unica opposizione si chiama Gianfranco Fini, uno scomodo alleato che è in grado di opporsi al Premier appiccando fuocherelli vari, vuol dire che i vari Casini, Di Pietro e Bersani non sono in grado di opporsi e non hanno nemmeno la forza di spargere un po’ di benzina.