Non verranno colpite le moschee e i quattro minareti esistenti, ma il bando modifica la Costituzione e mette fine, a differenza di quel che si pensava alla vigilia del voto preannunciato dai sondaggi, all’edificazione islamica nel territorio.
Promosso dagli ambienti della destra nazional - conservatrice, in particolare dall’UDC (Unione Democratica di Centro), attraverso slogan quali "no all’islamizzazione della Svizzera" e sostenuto da svariate campagne di terrore, risulta per il momento difficile misurare la portata di un cambiamento simile.
Le ragioni alla base di tale proposta sono state quelle di sedare la rivendicazione politico-sociale dell’Islam e non di intaccare la libertà di culto, tanto che, a detta dell’Esecutivo, “i musulmani potranno continuare a osservare il proprio credo religioso praticandolo individualmente o in comunità” e che “il divieto dei minareti non cambierà niente per i musulmani che potranno continuare a praticare la loro religione, a pregare e a riunirsi”.
Sarà proprio l’Esecutivo, spiega il Ministro per la Giustizia svizzero, a dover spiegare ai musulmani presenti all’interno della società come questo non sia un voto contro la religione islamica ma contro la costruzione di minareti come edifici. Certo è che l’esito della volontà popolare suscita qualche dubbio, in primo luogo perché non prende in considerazione gli effetti sull’export verso i paesi islamici e sul turismo, quindi il lato puramente economico della vicenda; in secondo luogo perché mette in discussione la stessa convivenza tra culture diverse stabilite sul territorio.
“Non è la mia Svizzera” è stato invece il grido delle centinaia di manifestanti che hanno esibito la loro indignazione, lungo le strade di Berna e di Zurigo, e che si accompagna alla delusione dei musulmani in tutta la Svizzera. Le reazioni in Italia sono state differenti: da una parte la Lega Nord esulta, in modo compatto, per il risultato del plebiscito e lo commenta attraverso Borghezio e Castelli: "La selva dei minareti, oggi pericolosamente simbolo della minaccia terrorista islamistica più che luogo di preghiera, non cambierà il paesaggio dell’antica patria del federalismo e della libertà, Svizzera ’forever’ bianca e cristiana!", “Credo che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l’inserimento della croce nella bandiera italiana".
Dichiarazioni che hanno trovato, nella stessa coalizione, il favore di molti e la “contrarietà” di pochi, come ad esempio il Ministro La Russa. Dall’altra non sono d’accordo gli ambienti della Chiesa, i quali si trovano, secondo le recenti dichiarazioni, “sulla stessa linea dei vescovi svizzeri” che ieri hanno espresso forte preoccupazione per quello che hanno definito "un duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione”.
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