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  Home page > Tribuna Libera > Tutto quello che (non) avreste voluto sapere sul Digitale Terrestre
di Emilia Urso Anfuso (sito) lunedì 30 novembre 2009 - 7 commenti oknotizie
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Tutto quello che (non) avreste voluto sapere sul Digitale Terrestre

Digitale terrestre. E’ quella cosa, spacciata per evoluzione tecnologica epocale, che sta oscurando le televisioni di mezzo mondo fra quelli che hanno già subito lo switch off.
 
Cos’è lo “swiitch off”? E’ quella procedura attraverso la quale se prima vedevi bene tutti i canali televisivi, dal momento in cui viene messa in atto, passando così da segnale analogico a digitale, vedi – semmai – a malapena qualche canale. Rai e Mediaset? Nossignore. Vedi sicuramente benissimo tutto quel sottobosco di piccole televisioni private che sembrano essere le uniche a beneficiare di questo grande e storico passaggio tecnologico.
 
L’Italia passerà del tutto al digitale terrestre entro il 2010. Ma le lagnanze delle prime Regioni e città che ad oggi possono “beneficiare” del segnale digitale, sono tantissime.
 
Il call center adibito ad hoc per raccogliere richieste di informazione ed aiuto con la sintonizzazione dei canali ha calcolato che, solo per la città di Roma – passata totalmente al DG dal 16 Novembre 2009 – ha ricevuto oltre 200.000 chiamate di cittadini disperati ed esasperati.
 
Ma cosa sta accadendo nella realtà? In qualche modo, ci stiamo ritrovando di fronte ad una evoluzione tecnologica che poi in pratica non è supportata da relative tecnologie affinché questa evoluzione sia resa possibile.
 
Innanzitutto va ricordata una cosa: molti dei milioni di impianti di antenna sul territorio nazionale, sono obsoleti e quindi non in grado di supportare la decodiifica del segnale da analogico a digitale.
 
Seconda cosa ma non meno importante: si è scoperto – per puro caso attraverso un sondaggio fra cittadini, che per garantirsi una migliore ricezione del segnale, ma anche per poter vedere in molti casi le stazioni maggiormente fruite, come Rai e Mediaset, bisogna in qualche caso, ingannare il decoder.
 
Come? Facendo finta di essere in Germania e non più sul territorio Italiano. Il perché ancora nessuno lo conosce. Sta di fatto che, se provate ad effettuare la ricerca dei canali, scegliendo come sistema di ricerca automatica “Germania” nella maggior parte dei casi, avrete la possibilità non solo di vedere le reti nazionali ma anche di poter fruire di un maggior numero di trasmissioni.
 
E’ colpa del decoder acquistato? I dirigenti Rai provano a dire che è questo uno dei motivi. Dichiarano che, l’alto numero di decodificatori e conseguenti modelli diversificati, stanno creando il problema.
 
Ma alla domanda: “perché allora non avete pensato di unificare il decoder”? La risposta si arrovella intorno al concetto di “libero mercato”. Sacrosanto. Peccato che se fosse questa davvero la soluzione, sappiamo bene ormai che il famoso decoder “di Stato” è un modello totalmente simile a quelli più commerciali, costa il quadruplo e per beneficiare del contributo statale, che copre solo 50 euro su un costo finale di 110, è necessario rientrare nel solito panegirico di criteri: over 65, basso reddito e via discorrendo. Ma alla fine paghi lo stesso e molto più di un comune decoder.

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di Emilia Urso Anfuso (sito) lunedì 30 novembre 2009 - 7 commenti oknotizie
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