S.O.S. per Marco De Santis, a rischio di morte per violenze
In chi è appassionato per vocazione al giornalismo d’inchiesta e a quello partecipativo-sociale, la coscienza non può restare insensibile nè di fronte alle grandi conquiste e vittorie di civiltà, libertà, democrazia, nè di fronte ad ingiustizie inaudite, gravissime e inqualificabili. La vocazione si accresce quando è accompagnata dalla genuina e sentita convinzione che attraverso l’impegno ed il dovere di verità si possa anche arrecare del bene a qualcuno o impedire a qualcun altro di essere coinvolto in vicende analoghe.Mi è capitato d’imbattermi in una storia stupefacente d’ingiustizia, una di quelle che non puoi ascoltare senza avvertire il bisogno di fare qualcosa, se non altro facendola emergere dalla cappa di silenzio assordante, omertoso e, quindi, raccontarla, per salvare chi l’ha vissuta sulla propria pelle e quanti altri cittadini potrebbero inciamparci in futuro.
Qualche giorno fa ho aperto la mia posta e ho letto esterrefatto: "Forse non si ricorda più di me, ma una volta le avevo chiesto come poter fare ad ottenere un minimo di interesse da qualche istituzione. Io ho subito delle cose inumane, per quasi un anno: mi hanno tolto tutto quello che avevo, le giuro senza fare niente. Ora sono stanco di lottare da solo, sono sette volte che invio la stessa e-mail. Ho smesso di mangiare dal 10/11/2009 per protesta, ma sono convinto che prima di avere una semplice risposta io sarò morto di fame, e forse sarà meglio così. Gentilmente le chiedo se ha a disposizione un qualche indirizzo e-mail di enti che si occupano (o che si preoccupano) di gente come me, distrutta dallo Stato, bruciata nell’anima e istigata a farla finita per sempre. Marco De Santis".
Chi è Marco De Santis? E’ un uomo di Brescia, invalido, un cittadino dello Stato di diritto italiano che un bel giorno, per futili o gravi motivi, tutti da appurare e dimostrare dalla Magistratura inquirente, viene arrestato, pestato più volte a sangue da altri uomini, cittadini dello stesso Stato di diritto che però, a differenza di Marco, indossano una divisa, offendendola ed oltraggiandola, inconsapevoli forse del suo valore e del suo alto significato giuridico e morale. La vicenda di Marco risale a febbraio 2009. Attualmente è agli arresti domiciliari ed è vincolato all’obbligo della firma, ma non sa ancora di cosa è accusato e neppure è stato sottoposto a processo.
Marco De Santis ha deciso di reagire a ciò che pensa sia un episodio di "malagiustizia" ed ha inviato più volte a varie autorità (tra cui, i suoi potenziali carnefici) una lettera per denunciare la sua storia di abusi di potere e violenze fisiche commesse sulla sua persona dalle Forze dell’ordine (per la precisione, alcuni Carabinieri di Ospitaletto, Brescia).L’uomo è allo stremo delle sue forze, invalido, non si nutre più. Ha iniziato da 15 giorni uno sciopero della fame e, cosa più grave è inascoltato da tutti.
Riteniamo che occorra aprire con urgenza un’inchiesta su questa gravissima storia, il cui naturale epilogo se non s’interviene con tempismo sarà un "Cucchi bis". Marco De Santis attende da luglio una chiamata dall’ospedale civile di Brescia per un importante intervento operatorio per evitare la paralisi degli arti inferiori, ma Marco è stanco di aspettare.
Occorre che questa storia indegna di un paese civile e che calpesta i più elementari diritti umani, emerga dal silenzio e dall’urlo inascoltato della vittima, in grave stato di prostrazione psico-fisica, affinchè sia fatta chiarezza e giustizia, ma soprattutto affinchè una vita sia salvata dalla morte .
Ho riflettuto a lungo su come raccontare questa vicenda inquietante; alla fine ho deciso di lasciar parlare, per dovere di cronaca, direttamente Marco De Santis della sua storia e della sua denuncia, attraverso le sue reiterate lettere inviate e mai, sinora, riscontrate da nessuno.
di Maria Lutero(xxx.xxx.xxx.118)30 novembre 2009 10:46
Inutile scrivere lettere a Napolitano. Non si può chiedere aiuto allo Stato per difendersi dallo Stato. Se i carabinieri fanno questo vuol dire che sanno che sono protetti, prevedono l’indignazione dell’opinione pubblica ed eventuali proteste, ma sanno di essere intoccabili perchè protetti dall’alto. E’ inutile lamentarsi. Quando lo Stato non c’è più, quando non c’è più la polizia a difenderti, ma ti devi difendere proprio dalla polizia, allora te la devi vedere da solo. Secondo me basterebbe una semplice legge: controllo periodico delle carceri di liberi cittadini e medici IN ANONIMATO (per non subire ritorsioni); se si prova che anche un solo detenuto ha subito violenze fisiche l’intero corpo di polizia del carcere viene licenziato in blocco. Così vedi come iniziano a spaventarsi e a picchiarsi tra di loro per non perdere il lavoro.
Se i problemi si vogliono risolvere non ci vuole niente, ma non si vuole fare.
Gentile Maria apprezzo il suo commento.Sono d’accordo con la sua proposta di legge per il controllo periodico nelle carceri da parte di liberi cittadini e personale medico.Ma che fare quando i pestaggi avvengono per strada, nelle caserme o negli uffici?
La mattina di Mercoledì scorso, 9 dicembre, Marco si è confrontato con i sei carabinieri in tribunale. Proprio quei carabinieri che lo avrebbero picchiato e violentato psicologicamente. Entra tranquillo nel tribunale di Brescia e arriva a conoscenza, tramite il suo avvocato, che il PM gli aveva proposto una pena di 1 anno e otto mesi, con sospensione immediata. In poche parole, Marco, oggi sarebbe libero dai tribunali e dalla violenza psicologica che riceve ogni giorno. Mentre il giudice inizia a parlare, Marco si alza e rivolgendosi verso di lui, dichiara:“Io non patteggio.” Senza pensarci neanche per un solo minuto, ha rifiutato un accordo che gli avrebbe dato la libertà. L’avvocato è sbalordito. E più stordito di lui, è il giudice di marco che risponde: “Ma così rinuncia alla sospensione della pena, se poi verrà condannato torna in carcere?”. Fermo sulle sue posizioni, racconta di aver riferito al giudice: “Non devo essere io a scontare la pena. Io sono innocente sono colpevoli quei criminali. Loro devono pagare, non io”. Marco se avrebbe accettato, tutto sarebbe finito, ma “verrebbe tutto insabbiato come è abitudine in Italia. Ora le cose sono cambiate. Io forse rischierò di tornare dentro e subire un nuovo pestaggio, ma ho sentito il dovere di farlo anche a nome di chi è stato ucciso e non può più dire come sono andate le cose. Non so se riuscirò a fare Giustizia, ma posso dire che Marco ci ha provato e non si è arreso.” Ci tiene a far sapere che non tutti i carabinieri sono così. “Voglio far capire che io non sto facendo la guerra a tutta l’arma dei Carabinieri, anche perché, per mia fortuna ho conosciuti tanti carabinieri dopo il fattaccio. Mi hanno aiutato e sono state persone veramente corrette ed educate. Quelli che mi hanno pestato, sono pazzi esaltati che hanno approfittato di un invalido che senza stampelle non si regge in piedi”.
A dieci giorni esatti dall’udienza Marco De Santis è di nuovo in pericolo...avendo denunciato i carabinieri che lo avevano ridotto in fin di vita, seviziandolo e violentandolo, con gravissimo abuso di potere,ora riceve anche biglietti dal contenuto minatorio e intimidatorio, in cui sono nominati anche i figli come possibili obiettivi di un’eliminazione fisica e di una ritorsione in perfetto stile mafioso. Le autorità impediscano tutto questo, e ricordino che non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico d’impedire equivale a cagionarlo.