E’ proprio come dice il vecchio motto: “l’appetito viene mangiando”. Altro che “panzoni in scrivania” e “fannulloni di giornata”.
A sentire le esternazioni, fresche, fresche, del ministro Rotondi, non si capisce se è più opportuno sbellicarsi dalle risate o cominciare ad accatastare panini imbottiti in “tuta mimetica”.
Ormai, non si sa mai.
Con questi della destra governanti non si sa proprio dove inizia lo scherzo… in libera uscita.
E se poi l’oggetto panino o pranzo finisce nella grande buca del voto di fiducia, infilato, com’è ormai d’uopo, in qualche decreto “centocapelli”?
Come si dice dalle mie parti “ chi l’attacca la cianciana al gatto”?
Rotondi, così declama: “ La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia delle giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia.” Poi, come riportato dalle agenzie di stampa, aggiunge: “…ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a mangiare”.
Beato lui! Dato che, evidentemente, nella sua quotidianità del mestiere aduso, con i nessi e connessi correlati, si può permettere questa flessibilità in corpo, spirito e portafoglio.
Ma, questi, vengono dalla luna?
Conoscono l’Italia, le modalità di lavoro, i contratti d’uso, le grandi usure in opera in tantissime attività lavorative?
Conoscono il lavoro? Quello che da parte delle umane ossa viene quotidianamente esplicitato” in terra, in cielo e in mare”.
Che sia un garbato “consiglio per gli acquisti” nella ripartizione economica giornaliera, data la grande spoliazione subita dai lavoratori dipendenti nella decurtazione di salari e stipendi e incremento esponenziale delle tassazioni? Già, il consiglio può essere proprio salutare per le magre tasche di milioni di lavoratori ridotti ormai quasi alla fame.
Basta con questo vizio osceno che “blocca tutta l’Italia”. Questi lavoratori che vogliono ancora la pausa pranzo… e, poi, tornano al loro posto di lavoro unti di grassi e con le sudice molliche brodose che scolano dalla bocca.
Rilassati e forse anche un po’ ubriachi. Perdono proprio il ritmo, la sincronizzazione. Che schifo d’uso!
Sembra proprio di sentire antichi discorsi tipici dei “padroni del vapore” di fine ottocento:
“… Sapesse contessa… alla fabbrica di Aldo hanno fatto uno sciopero quei quattro ignoranti... volevano la paga aumentata… ed anche la mensa”. Così cantavano durante l’epopea del riscatto, per la dignità nel lavoro, iniziato alla fine degli anni sessanta (del secolo scorso).
Purtroppo è colpa della sfortuna.