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di vitof martedì 24 novembre 2009 - 2 commenti oknotizie
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Disoccupati di tutt’Italia “scendete dai tetti” e pretendete l’economia reale

Precari e disoccupati, è inutile restare abbarbicati in "altezza", bisogna agire "orizzontalmente"?

Basta! Disoccupati e precari italiani, scendete dai tetti, dai cornicioni delle fabbriche, dai carri ponte, dalle gru e dai terrazzi delle scuole, dalle finestre degli uffici, dalle arcate del Colosseo, dai ponteggi dei cantieri. Scendete! E’ giunta l’ora di tornare a toccare la terra, le strade, le piazze ed i vicoli delle grandi e sperdute città. L’altezza è stata solo il prologo del grande disagio sociale della disoccupazione. Adesso bisogna ragionare. La grande truffa della crisi è stata creata per salvare l’economia virtuale da quella reale. Per salvare le Banche come fossero un bene primario, di tutti, come il cibo e l’acqua.
 
Enormi cifre con moltissimi zeri continuano ad entrate nelle casse delle banche, arricchendo chi già lo era. Questo denaro di chi è? Denaro nostro, ovviamente, del cittadino, del contribuente, di colui che paga gli alti tassi di interesse per i mutui contratti con le banche.
 
Sono trascorsi oltre due anni quando, nell’estate del 2007, nei mercati finanziari internazionali è esplosa la crisi del credito originata dai mutui subprime statunitensi. Gli effetti della crisi sono ancora lontani dall’essersi esauriti e le ripercussioni sull’economia reale si manifestano ogni mese con maggiore severità.
 
Le previsioni per il futuro sono assai variabili: si va da chi ritiene che gli effetti negativi sull’economia reale si esauriranno alla fine del 2009 e chi invece giudica questa crisi come la peggiore dopo la grande depressione degli anni trenta del secolo scorso e ritiene che il peggio debba ancora manifestarsi e trascinarsi ben oltre il 2011.
 
La disoccupazione è l’unico dato reale di questa enorme menzogna mediatica, la crisi sta diventando il pretesto per creare un nuovo modello di sviluppo economico, una nuova e più sofisticata strategia di sfruttamento della forza lavoro, basato sulla necessità di modificare salari, orari di lavoro, chiusura di stabilimenti, delocalizzazione, nuovi strumenti di contrattazione aziendale favorevoli alle imprese, ecc. Tutto per il bene dei lavoratori? NO! Per i loro interessi! Un enorme ricatto ai danni dei lavoratori. Alla fine della crisi, nulla sarà come prima, le stesse fabbriche e gli stessi addetti, tutto sarà diverso. Questo perché l’italiano dimentica. Dimentica che l’economia reale è stata l’economia della grande industria assistita succhia soldi pubblici, soldi di noi contribuenti che ripianiamo i bilanci in rosso delle imprese “produttrici” di debiti, delle imprese dei prestanome della mafia, delle mazzette, degli assessori e sottosegretari, degli appalti truccati, di tangentopoli, degli amici del quartierino, dei bond argentini Parmalat, dei contributi alla rottamazione, ecc.
 
Si fa finta di non capire che da che mondo è mondo il denaro degli altri, quello depositato in banca, e la speculazione su di esso, hanno sempre prodotto altro denaro, a volte ben più di quello prodotto dall’economia cosiddetta reale, con buona pace della ridicola morale berlusconiana (quella stessa ipocrita morale che ci riempie le città di immagini pubblicitarie e di efficientismo, di slogan al consumismo, che ti invogliano ad indebitarti in svariate finanziarie tipo Fininvest).

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di vitof martedì 24 novembre 2009 - 2 commenti oknotizie
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