Il Web. Una risorsa o un pericolo per l’informazione?
E’ di recente attualità l’intenzione di Rupert Murdoch, magnate mondiale dell’editoria e proprietario della rete televisiva Fox, del Wall Street Journal e il Times di Londra, di impedire al motore di ricerca più potente del web, Google, di pubblicare i contenuti del suo immenso impero editoriale.
E’ una vera e propria guerra quella che nell’ultimo anno ha visto contrapposti gli editori internazionali e i maggiori "aggregatori" del web.
Il dibattito sull’informazione ha visto aprirsi nuovi scenari da quando i cittadini comuni, con l’ausilio della rete, hanno deciso di non subire più passivamente il flusso di informazioni proveniente dai centri di potere econimico e politico che hanno controllato per anni il sistema informativo, in un regime oligarchico.
La voglia di partecipazione ha portato migliaia di persone in tutto il mondo ad aprire blog individuali attraverso i quali poter esprimere il loro pensiero dal proprio punto di osservazione, partecipando appunto alla divulgazione delle informazioni, e in taluni casi creando la notizia.
La velocità della rete permette alla notizia di essere diffusa in tempo reale, con immediatezza rispetto all’accadimento dell’evento, che genera poi la notizia e quindi l’informazione. Un tipico caso è stato rappresentato dal terremoto dell’Aquila - pochi minuti dopo la tragedia la notizia aveva fatto il giro del web attraverso i social network.
Si è aperto quindi un dibattito che vede coinvolto tutto il sistema dei media, siano essi tradizionali - televisione o carta stampata - ovvero quelli tecnologicamente più avanzati. E’ stato messo in discussione perfino il ruolo stesso del giornalismo professionista e la capacità che esso ha di gestire e di diffondere le informazioni.
Leggendole ci è sembrato di capire che i due autori "hanno sete" di giornalismo professionale, di voglia di riaffermare la necessità di un giornalismo che non sia fatto solo di una continua ripetizione della notizia attraverso un copia/incolla, della necessità di un giornalismo di inchiesta che vada oltre la mera cronaca di un evento. Le due analisi ci sembrano molto accurate, senza pregiudizi e con una chiara volontà di far emergere sul serio le ragioni che hanno spinto anche noi a passare ad un ruolo attivo all’interno del sistema mediatico, controllando sotto certi versi l’attendibilità stessa delle notizie ufficiali.
Di certo nessun blogger e nessuno fra i tanti che scrivono attraverso il citizen journalism hanno l’intenzione di sostituirsi al giornalismo professionale, anzi si tratta principalmente di voglia di partecipare, esprimendo opinioni o analizzando fenomeni che spesso vengono taciuti o emarginati dalla stampa ufficiale.
La crisi della carta stampata, e in particolare dei quotidiani italiani che hanno visto nel corso della prima parte del 2009 crollare gli introiti pubblicitari del 26%, non può essere banalizzata come il disinteresse dei cittadini. C’è sempre una maggiore voglia di informazione, ma a patto che questa derivi da fonti attendibili senza il sospetto che venga generata da apparati mediatici legati ad interessi individuali degli editori.
Come sempre i suoi articoli sono molto interessanti ed impegnativi culturalmente e resto sempre del parere che dovrebbe cambiare lavoro . Il suo posto è nel giornalismo no nel luogo comune. Lei sicuramente potrà comprendermi.