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di Francesco Piccinini (sito) martedì 17 novembre 2009 - 21 commenti oknotizie
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Come mettersi contro Berlusconiani e Anti-Berlusconiani con un solo articolo

E’ più di un anno che mi trovo alla testa di questo giornale. Durante il suo primo mese circa 20mila persone lessero gli articoli pubblicati, oggi sono – siete – in 400 mila, che mensilmente ne sfogliate le pagine.

A scrivervi siete in tanti, 1500 circa, e in tutto abbiamo pubblicato più di 10mila articoli, molti contro Berlusconi, alcuni a favore. Ma è proprio su questa distanza berlusconiani-antiberlusconiani che mi sono trovato a dibattere oggi pomeriggio.

Proprio da questo incontro/scontro è nata la volontà di scrivere questo articolo. Di farlo non da direttore di AgoraVox Italia ma da cittadino. Da cittadino che legge e guarda con critico distacco l’opposizione tra berlusconiani e anti-berlusconiani (o direi guelfi e ghibellini). Da un cittadino stanco di leggere (e a causa del suo ruolo a volte correggere) articoli pieni di astio.

Un articolo che non vuole, in nessun modo, dettare la linea del giornale, ma vuole essere uno stimolo al dialogo.

Un articolo che nasce dal desiderio di sorridere anche di fronte ai problemi di un’Italia stritolata dal clientelismo e dalla criminalità organizzata. Un’Italia in cui si è ancora giovani a quarant’anni, un’Italia in cui la mancanza di futuro costringe i sogni a diventare sempre più piccoli.

Ma anche davanti a tutto ciò credo che bisogna saper sorridere, non alla maniera di Berlusconi, ma alla maniera di chi ha gli occhi felici. Sorridere rimane, per me, l’unico modo per far capire che non si sta mentendo, che il sogno di uno può essere il sogno di molti. Rimane per me l’unico modo di far capire che non ci si arrende davanti a chi ci vuole rassegnati o incattivititi. Per me non è un problema di serietà o meno, non è un problema di sottostimare la vita o le sue complicazioni, è un problema di vivere come se fosse un’altra, e non questa, l’Italia che abbiamo in mente.

Penso che l’antiberlusconismo tout court sia la peggiore strada per battere Berlusconi, penso che ci faccia tornare in una situazione di guelfi e ghibellini. Penso che manifestare sia sempre giusto ma non vorrei che il No-Berlusconi day si riducesse all’ennesimo attacco alla persona e non alle scelte politiche. Non vorrei che servisse solo a marcare un solco ancor più netto, se mai ce ne fosse bisogno, tra una parte e l’altra.

Penso che la sinistra non riesca più a parlare alla gente e che una manifestazione lasci il tempo che trova. Penso che nessun partito della sinistra ha - ne pensa di metter in atto - un canale di comunicazione quotidiano con le persone e con le esigenze della popolazione.

Allora tutto si riduce ad un pro o contro Berlusconi - che non è l’unico male italiano, né il male assoluto - e diventa una sorta di partita di calcio dove si parla allo stomaco e non alla testa delle persone. Altrimenti come chiamereste voi sei mesi a parlare di escort mentre l’Italia è in crisi?

La sinistra dovrebbe tornare a parlare con le persone ogni giorno, come faceva un tempo attraverso le sezioni; dovrebbe cercare nuovi canali, poiché, oggi quel modello non è più replicabile - i mezzi di comunicazione ne hanno annientato la possibilità -. E’ inimmaginabile avere un portale partecipativo dove ascoltare e dialogare con la base? E’ impensabile nell’era del Web? Obama non ha vinto grazie al web?

Altrimenti scendere in piazza rimane un moto di “pancia” che non si accompagna ad un percorso politico di controproposte.

O in un’assurda e immorale iperbole si potrebbe arrivare, finanche, a mettere le bombe, poiché anche quello è parlare con la pancia e fa anche più rumore.

Penso che la sinistra perda perché c’è una pretesa di seriosità, di essere meglio di chi vota Berlusconi, invece, chi lo vota siamo anche noi, nel senso di tutte quelle persone con le quali ci relazioniamo ogni giorno – da qualche parte ha avrà anche preso il 38% dei voti degli italiani, più 11% della Lega - e finché ci crederemo "migliori" o "differenti" non riusciremo mai a comunicare alla testa degli italiani...

I "compagni" di Stalingrado-Sesto San Giovanni hanno votato Lega... Questo perché la sinistra non parla più a loro - nei modi e nella forma -, basta prendere le statistiche di chi vota a sinistra oggi: bobò, intellettuali dell’ultima ora, industriali alla Della Valle, docenti universitari, etc...

Chi sa cosa significa stare in fabbrica a ciclo continuo o guida l’autobus per otto ore nel traffico di Napoli, pensate sia davvero interessato alle beghe di segreteria di partito? Chi dopo una giornata di lavoro torna a casa stanco siete sicuri che voglia sapere se Rutelli rimane nel PD o se Sinistrà e Liberta diventa Sinistra Libertà Ecologia e frittura di paranza?

Allora ripenso ai discorsi dei “vecchi” di chi, attraverso le sezioni, parlava e cercava di capire le istanza di quella che una volta era chiamata “base”. “Prima c’erano i cineforum, che noia, ma almeno era un modo per fare qualcosa, per stare insieme”, queste parole mi suonano nelle orecchie, come i versi di Majakovskij.

E oggi? Oggi cosa propone la sinistra? Un’adunata di piazza qui e lì? Le elezioni primarie? In cosa l’elettorato ha un ruolo attivo?

Nell’epoca del Web 2.0, del contenuto generato dagli utenti è pensabile una struttura partitica in cui l’elettore esercita solo un ruolo passivo?

Gli italiani votano Berlusconi perché ha saputo dar loro un sogno, fatto di ballerine e Drive In. Un sogno kitsch, un sogno anni ottanta dal quale l’Italia non è ancora uscita.

Mentre a sinistra non sanno più far sognare... Tutto qui... Semplice come il sogno grazie al quale ha vinto Obama...

Ma per sognare bisogna saper sorridere e, a volte, ridere.

 
di Francesco Piccinini (sito) martedì 17 novembre 2009 - 21 commenti oknotizie
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    di Federico Pignalberi (xxx.xxx.xxx.82) 17 novembre 2009 23:01

    Caro Francesco,
    sono convinto anch’io che Berlusconi non sia il male assoluto, né tantomeno il peggiore, dell’Italia di oggi. Ti chiedi, giustamente, se a forza di parlare di Berlusconi non si perdano di vista i problemi e le speranze delle persone. Se non ci si distragga dai cancri veri del nostro Paese, che, semplificando, hai sintetizzato in tre parole, clientelismo e criminalità organizzata.

    Sicuramente è vero. Berlusconi è riuscito, per quindici anni, a dettare l’agenda della sua opposizione che, troppo spesso, si è limitata ad inseguire. La tua analisi si basa sul riscontro, incontestabile, di un’Italia divisa in due “fazioni”. Berlusconiani, antiberlusconiani. Guelfi e ghibellini, li chiami.

    Scrivi che manifestare è sempre giusto, ma esprimi perplessità, che nel merito non condivido, sul No-Berlusconi Day che correrebbe il rischio di ridursi “all’ennesimo attacco alla persona e non alle scelte politiche”. Senza dubbio. Le scelte politiche di Berlusconi non prescindono dalla sua persona e dalle sue vicende personali, ma ne sono la diretta conseguenza.

    Fai l’esempio delle escort che, converrai con me, rappresentano uno degli scandali relativamente di minore pericolosità e rilevanza fra quelli che lo hanno investito. Se ne è parlato troppo, è vero. Eppure anche queste vicende hanno influito su questioni politiche di non secondaria importanza. Personalmente ne ho scritto soltanto tre volte. L’ultima volta, quando Repubblica iniziò ad insistere con le domande su Noemi e le euroveline, per chiedere che si parlasse anche di altro (il sostegno elettorale di Cosa nostra a Dell’Utri alle europee del ’99). Ancora prima, quando per minacciare i magistrati romani che dovevano decidere sul caso Saccà disse “se viene fuori una mia telefonata di un certo tipo cambio Paese”, per ricordare delle sue telefonate, che sembrava dovessero uscire a breve, con Mara Carfagna.

    Il ministro Carfagna (emblema degli scandali femminili del premier) non è, ad esempio, un problema concreto per la politica italiana? Dovrebbe tutelare i diritti di donne, gay, immigrati, disabili. Invece è conosciuta per essere, oltre che presunta amante di Berlusconi da tempi insospettabili, calendarista e ballerina seminuda. È capace, una donna che ha fatto carriera con gli strumenti più maschilisti, di difendere il valore delle donne di merito dalla mercificazione del corpo e dalle protezioni clientelari? E così le altre euroveline, tanto preparate quanto poco inclini a vestirsi, o una prostituta avrebbero potuto, se candidate (non lo furono grazie alla lettera di Veronica), contribuire al progresso della società come altri candidati di valore quali, ad esempio, Luigi De Magistris o Rosaria Capacchione?

    E ancora, sono trascurabili la sua congenita avversità alla contribuzione fiscale e la sua propensione ai reati finanziari che hanno portato a varare una legge che, favorendo gli evasori e le mafie, soffoca nelle imposte i cittadini onesti e quanti, anche volendo, non possono sottrarsi alle proprie trattenute? E le sue relazioni, più o meno dirette, con esponenti della criminalità organizzata o con loro alleati? E la sua “peculiare vulnerabilità giudiziaria” (come la ha definita Galli Della Loggia sul Corriere della Sera) che lo ha portato a ideare una legge che garantirà, di fatto, l’impunità perpetua ai colletti bianchi, principali protagonisti del cancro italiano? E, in sostanza, i suoi numerosi e smisurati conflitti di interrese?

    Sulla sinistra non mi esprimo, perché dovremmo chiarire prima chi è oggi la sinistra in Italia. Un’osservazione alla tua analisi, però, mi viene spontanea. Sembri confondere, se non leggo male, lo “schieramento antiberlusconiano” con la sinistra. O, meglio, attribuisci agli “antiberlusconiani” una connotazione politica unicamente di sinistra. Non penso che sia vero. Sono convinto che esista un elettorato di destra profondamente scettico e refrattario all’operato, e quindi, alla persona, di Berlusconi. Un fronte sicuramente minoritario, ma che merita di non essere trascurato.

    Sostieni che la sinistra “parli alla pancia” delle persone. Non sarebbe un bene, ma non ci credo. Parlare alla pancia del popolo funziona, Berlusconi lo ha dimostrato. Se la sinistra (se per sinistra intendiamo Pd e Sinistra e Libertà) ne fosse capace, dubito che perderebbe tanti consensi ad un ritmo così irrefrenabile.

    Gli italiani votano Berlusconi perché ha creato in loro, prima del sogno, il bisogno di sognare. Mentre la realtà, già poco attraente, viene resa sempre più drammatica e nauseante. Gli elettori sono stati plasmati a sua immagine e somiglianza. Non solo i suoi,ma, più in generale, il popolo. Aveva ragione Gaber a dire “non temo Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me”. AgoraVox serve a proteggersi e a proteggere. A restituire un senso alla realtà. La verità è l’unico antitodo possibile all’illusione del sogno berlusconiano.

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