Viviamo tutti in un mondo virtuale. Che incredibilmente non è quello del Web. No, il Web attualmente diviene molto più concreto, per contenuti ed aspettative, di quanto si viva nella cosiddetta “vita reale”.
I Social network oggi sono punto di incontro di persone vere, scambi professionali e nascita di nuove amicizie. Legami ora possibili, dopo i primi anni in cui si temeva di incappare in qualche “mostro” sotto falso nome.
Sui Social network si passano anche molte ore al giorno. A casa, al lavoro in viaggio. Un occhio alla mail e l’altro a commentare l’amico di turno. Un perfetto sincronismo fra reale e virtuale che si fonde in un tutt’uno.
Ma cosa accade poi, quando ci si disconnette dal Web. Quando restiamo soli con noi stessi, o al più con intorno quelle poche persone che conoscono il nostro viso, oltre che il nostro nome su un profilo web?
Accade che, riflettendo su determinati valori umani, si possa scoprire come molta della realtà così intesa nasconde invece una truffa. Un sortilegio. Una contraddizione. Valori sparpagliati per volere dell’uomo. E di criteri – del tutto umani - stabiliti dalla Comunità, piuttosto che da un valore preciso ed inequivocabile.
Così come il denaro è un valore ormai del tutto nominale, che raggiunge un valore “reale” nel momento in cui tutti lo accettiamo in pagamento di beni e servizi, così molti ambiti dell’esistenza di pari passo assumono più o meno valore. Ma la decisione è dell’uomo. Che determina cosa e perché, debba avere maggior valore.
Provate ad immaginare. Una città qualsiasi. Solitamente il Centro Storico rappresenta la parte Vip della località in questione. Case di maggior valore, e così i negozi ed i bar ed i costi da sostenere per viverci o transitarvi. L’Asso Bar ad esempio – organizzazione che gestisce e controlla tutto ciò che riguarda i Bar in Italia – stabilisce tariffe differenziate per il costo delle bevande e degli alimenti somministrati.
Se in periferia oggi un caffè si paga 70 centesimi di euro, ecco che lo stesso caffè in Centro si paga anche oltre il doppio. I motivi ci sono: maggiori spese di gestione – come ad esempio l’affitto del locale - e solitamente maggiori spese anche per l’acquisto ed il relativo pagamento delle stigliature che saranno senz’altro più adatte all’ambiente circostante.
Ma provate a fare un esperimento mentale. Prendete – in qualsiasi città vi troviate – la zona più "In", quella considerata prestigiosa. Fate finta che sia possibile per magia, trasportarla in un attimo nella zona più periferica. Si conserva così il nome della zona ma essa viene delocalizzata in quella che mentalmente per tutti è invece una zona considerata “popolare”.