Probabilmente viviamo in un tempo di crisi, di contrasti e rivolgimenti profondi, un tempo di transizione convulsa verso un mondo possibilmente nuovo, diverso, ma non sappiamo ancora se migliore o peggiore di quello esistente.
Probabilmente viviamo in un tempo di crisi, di contrasti e rivolgimenti profondi, un tempo di transizione convulsa verso un mondo possibilmente nuovo, diverso, ma non sappiamo ancora se migliore o peggiore di quello esistente.
Da ogni parte del globo, persino dagli angoli più remoti ed isolati del pianeta, provengono segnali caotici che inducono a pensare che stiamo vivendo una fase storica di trapasso verso un’epoca in cui gran parte delle precedenti categorie politiche, filosofiche, etiche, spirituali, potrebbero essere rovesciate, quantomeno di senso.
Tanto per citare qualche esempio banale ma efficace, un atteggiamento di carattere ottusamente protestatario rischia di invertirsi nel suo valore opposto, ossia in un gesto qualunquistico e reazionario. La ribellione si inverte nel suo termine contrario, cioè l’obbedienza. Il
falso progresso copre in realtà un pericoloso regresso. La verità cela la menzogna. E via discorrendo.
A me pare che in questo discorso risuoni l’eco di
“vecchie”, ma ancora attuali, riflessioni pasoliniane come quelle contenute negli
Scritti corsari e nelle
Lettere luterane, pubblicate postume nel 1976. Nell’ultimo anno della sua vita, cioè nel 1975, Pasolini condusse, dalle colonne del
“Corriere della Sera”e del
“Mondo”, un’
appassionata requisitoria contro l’Italia del suo tempo, distrutta esattamente come l’Italia del 1945, che per certi versi assomiglia in modo raccapricciante all’odierna società italiana.
Muovendo dall’analisi dei mutamenti culturali degli anni del
“boom economico”, Pasolini rinveniva i segni e le testimonianze di un inarrestabile degrado: la crisi dei valori umanistici e popolari; le lusinghe del consumismo, più forte e corruttore di qualsiasi altro potere, più totalitario, feroce e brutale di ogni
fascismo; le distruzioni operate dalla classe politica; un’invincibile e diffusa ansia di conformismo; le mistificazioni di certi intellettuali autoproclamatisi progressisti. A conferma che la Storia non procede sempre in avanti: l’individuo e la società possono, purtroppo, regredire.
Ebbene, cosa c’è di più degradante ed inquietante dell’immondizia e della grave crisi sociale scatenata dai rifiuti (non mi riferisco solo alle vicende campane, alla drammatica vertenza napoletana) che ha fatto emergere dai cumuli di immondizia e dalle macerie civili, etiche e spirituali, una spazzatura molto peggiore, di tipo morale e politico?
Oggi servirebbe probabilmente un nuovo grande
Processo giudiziario contro l’attuale classe politica dirigente a livello locale, cioè in Campania, e sul piano nazionale.
Un processo di carattere penale, da celebrare nelle aule di un tribunale, come quello suggerito e proposto da Pasolini nelle Lettere luterane.