Cosentino, Landolfi e la camorra di Casal di Principe: tutte le accuse dell’ordinanza d’arresto
Quando si parla di camorra, in particolar modo dei clan di Casal di Principe, la mente di tutti lascia spazio alle terribili immagini delle sparatorie, delle esecuzioni per strada, degli attentati agli uomini di Stato o agli indomiti giornalisti-scrittori.
Nella lettura delle 351 pagine dell’ordinanza del GIP Raffaele Piccirillo collegata alla domanda d’arresto per l’onorevole Nicola Cosentino appare un mondo profondamente diverso, che parla di affari, di gare d’appalto, di Commissariamento per i rifiuti, di politici al servizio della camorra.
Le armi, quando si parla del vero potere dei "casalesi", scompaiono alla vista.
L’intera storia ruota attorno alla società ECO4, deputata al servizio di smaltimento dei rifiuti e diretta dai fratelli Michele e Sergio Orsi, mafiosi legati al clan dei Bidognetti prima e degli Schiavone/Zagaria poi, accompagnati nella gestione dell’impresa dal "socio occulto" Gaetano Vassallo, "colletto bianco" della criminalità organizzata facente capo a Francesco Bidognetti detto Cicciott’ e mezzanott’.
Vassallo è il vero super-pentito dell’inchiesta, il cui ruolo nel clan è spiegato bene dagli oltre 40 milioni di euro di proprietà a suo nome sequestrati dagli inquirenti, ed è colui che, in diversi interrogatori, spiega il ruolo di deus-ex-machina di Nicola Cosentino.
Secondo Vassallo, Cosentino era il "controllore politico" di ECO4. Forse anche qualcosa di più se i Bidognetti si riferivano a lui come "il nostro candidato" e se, stando alle rivelazioni di Vassallo, lui stesso affermava "quella società song’ io".
Il suo ruolo sembrerebbe consistesse nell’agevolare gli interessi dei fratelli Orsi e le famiglie casalesi ad essi legate; in cambio di ciò riceveva periodicamente "mazzette" da 50 mila euro che Cosentino utilizzava a scopi elettorali.
I compiti di Cosentino spazierebbero in diversi ambiti: dalla fornitura di certificati antimafia inaccessibili alle pressioni su sindaci e prefetti, dalle trattative di mediazione tra società e commissari all’impiego di lavoratori inutili assunti per abituali interessi elettorali.
Un ruolo ad ampio spettro che non svolgeva da solo, secondo i pentiti, ma con il fattivo appoggio del collega Mario Landolfi, un binomio necessario per garantire la copertura dei due grandi partiti del centrodestra: Forza Italia e Alleanza Nazionale.
Un binomio che diventerebbe un trittico secondo Gaetano Vassallo, che riporta le parole del boss Raffaele Bidognetti secondo cui Cosentino, Landolfi e Italo Bocchino farebbero parte del "nostro tessuto camorristico".
La società ECO4 ha un obiettivo fondamentale: spezzare il monopolio della FIBE (gruppo Impregilo, attualmente sotto processo) in Campania nel ramo rifiuti e gestire lo smaltimento e la termovalorizzazione manu propria. Per farlo diventa socio privato del consorzio casertano a capitale misto CE4 (di cui avrà in pratica il pieno controllo), a sua volta partner del consorzio inter-provinciale Impregeco, che unisce la destrorsa CE4 (legata a Cosentino e Landolfi) alle sinistrorse NA1 e NA3, facenti riferimento ai DS napoletani.
Il connubio tra il centrodestra local-nazionale e i DS campani, sempre stando alle testimonianze dei collaboratori di giustizia, assumerebbe connotati ben più ampi, a partire dai presunti interessi che Cosentino stesso aveva nei consorzi casertani CE2 e CE3, ufficialmente amministrati dai DS, fino ad arrivare a logiche di parentela, con il fratello del Presidente di ECO4 militante nei DS in "zona CE2".
La crescita di ECO4 avverrà a spese delle ditte concorrenti, dapprima aggiudicandosi gare d’appalto truccate, e infine ottenendo l’autorizzazione a costruire un termovalorizzatore a Santa Maria la Fossa in alternativa a quello voluto dalla FIBE.
Mi permetto di apportare una piccola ed insignificante correzione: il super pentito del maxi processo Spartacus, Carmine Schiavone è in realtà il cugino di Francesco Schiavone (di Nicola) detto "Sandokan". Saluti.
Sono Carlo Savoia e solo oggi riscontro il mio nome in questo articolo. In particolare ci tengo a precisare che nella vicenda ECO 4 di cui sono stato Presidente cda per solo 5 mesi circa, non sono stato ne indagato e nè oggetto di alcun procedimento penale, di consequenza non comprendo da quali fonti risulta il mio ruolo di "pentito" come erronemanete riportato nell’articolo. Pertanto invito cortesemente la redazione a fare le opportune correzioni, visto che tale affermazione lede fortemente l’immagine della mia persona, che ripeto non sono stato sotttoposto ad alcun procedimento nella vicenda Eco 4. Nell’Attesa di un Vs. cortese riscontro, invio cordiali saluti. Carlo Savoia