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di Elia Banelli venerdì 13 novembre 2009 - 2 commenti oknotizie
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4 contro 1: la par condicio di Monica Setta su Raidue

 Mentre la Rai vara il nuovo contratto di servizio pubblico, ratificato dall’Autorità delle Comunicazioni di concerto con il Ministero per lo Sviluppo Economico e Paolo Romani (viceministro responsabile della Comunicazione, ex uomo di Mediaset, ndr), dove si menziona “l’obbligo del contraddittorio” nelle trasmissioni d’informazione e approfondimento (evidente frecciatina contro Anno Zero), la puntata di giovedì 12 novembre del Fatto del Giorno in onda su Raidue ci delizia con un valido esempio di elusione di quei principi “di pluralità dei punti di vista” sanciti dall’ultimo accordo tra lo Stato e viale Mazzini.

Andiamo ai fatti: una parte del dibattito in studio condotto da Monica Setta si concentra sulla richiesta di arresto del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Ospite in studio Claudio Fava, di Sinistra e Libertà, costretto a rivaleggiare con ben quattro esponenti dello schieramento avversario: Daniela Santanchè, deputato ed esponente del partito Movimento per l’Italia, il direttore del Tempo Roberto Arditti, il sottosegretario alla Giustizia Maria Alberti Casellati (Pdl) e ∫i in collegamento esterno.

La sproporzione è evidente: 4 contro 1, se consideriamo che alla destra di Claudio Fava siede una pericolosa polemista del calibro di Carmen Di Pietro.

Prevedibili le divergenze all’interno del dibattito: Claudio Fava è abile a mantenere la calma e risponde con pacatezza alle argomentazioni, sottolineando concetti tanto semplici quanto “inconsueti” nel panorama politico italiano: un esponente del governo che è accusato da vari pentiti e da una corposa ordinanza di quasi 400 pagine di essere colluso con la camorra dei Casalesi, tanto da essere identificato come un punto di riferimento a disposizione sul territorio, non è adatto a correre per le elezioni alla guida della regione Campania e soprattutto dovrebbe, per correttezza istituzionale, dimettersi dal proprio ruolo finchè non verranno chiarite in sede giudiziaria le gravi vicende che lo riguardano. Negli altri paesi europei civili i politici si dimettono per molto, ma molto meno.

Purtroppo in Italia ciò che sembra evidente persino ad un bambino deve scontrarsi con i mille distinguo e sotterfugi tipico di un modo di fare, trasversale a destra e sinistra, che non rispetta più la separazione dei poteri e pretende l’immunità totale.

Le tesi degli ospiti che difendono Cosentino seguono lo stesso preciso schema più volte ribattuto dagli esponenti dell’attuale maggioranza.

Daniela Santanchè paventa per l’ennesima volta la “deriva giustizialista” partendo dal caso Tortora (divenuto ormai l’esempio principe per attaccare la magistratura a prescindere dai singoli casi giudiziari) e ritira fuori la tempistica su un ordine di custodia cautelare avvenuto “otto mesi prima delle regionali”.


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di Elia Banelli venerdì 13 novembre 2009 - 2 commenti oknotizie
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