La vicenda di Cosentino continua a tenere banco sia sui giornali che dietro le quinte della politiche. E’ inutile negarlo, il caso è grave e i sospetti si fanno sempre più gravi, ma in fondo non è questo che ci induce a riflettere sulla situazione italiana. Del resto abbiamo ancora in parlamento uno che parlava (un fatto questo giuridicamente accertato) con gente del calibro di Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti.
Quello che fa pensare è ben altro. Cosentino è un pezzo grosso del PdL, il numero uno in Campania di Forza Italia, un pariruolo del più famoso Italo Bocchino, tra l’altro anch’esso sospettato di avere qualche rapporto poco raccomandabile, assieme al collega di partito Mario Landolfi. Sia chiaro, sono tutte notizie datate di almeno un anno o due, ora emergono solamente altre testimonianze e altri sospetti. Abbiamo così 3 parlamentari del PdL sospettati di camorra, il che fa il paio con il folto gruppo di esponenti del PD che lo scorso anno finirono nel "ciclone Romeo".
Da ciò si può forse capire come la classe politica campana sia tra le più compromesse d’Italia, indipendentemente dal colore politico. Anche questo era noto, ma si sa, qualche benpensante di entrambe le parti crede che il marcio stia da una parte sola o che l’attenzione sia rivolta solo al proprio schieramento.
Il presidente della Camera Fini non è per nulla convinto dell’opportunità di candidare Cosentino alla presidenza della Campania, ma Berlusconi non pare essere dello stesso avviso, anzi. Non ha invitato il sottosegretario a dimettersi, accettando dunque di vedere il suo governo screditato se non agli occhi degli italiani, che ormai accettano ogni spalata di sterco che la politica gli tira addosso, almeno a quelli dell’opinione straniera, che ormai si fida sempre meno di Berlusconi.
Del resto quando in prima serata su RAITRE un politico importante come l’on. Lupi si diletta ad attaccare senza riserve uno dei migliori magistrati antimafia, il pupillo di Paolo Borsellino, ovvero Antonio Ingroia, e contemporaneamente difende a spada tratta il Cosentino, non ritenendo conveniente per il paese le sue dimissioni, allora è facile capire che c’è gente, in parlamento, che sottovaluta il pericolo della mafia come minimo.
Nel frattempo l’avvocato Ghedini, anch’esso deputato del PdL, sta preparando la famosa riforma della giustizia, che poi non è una riforma ma una serie di norme che servono a stroncare i processi contro Berlusconi e che finiranno immancabilmente per salvare anche altri pericolosi corruttori o affini. Qui ormai si rasenta la follia.
Si sa che i processi più difficili da fare, per tutta una serie di motivi, sono quelli finanziario-economici. Rogatorie, cavilli, superavvocati, prove incerte rendono questo tipo di processi molto difficili da portare avanti. E proprio per questi processi, secondo Ghedini, ci si dovrebbe mettere non più di 6 anni se l’imputato è incensurato. Ma questa legge non fa si che questo tipo di imputati restino per sempre incensurati? Tra prescrizione e processo breve non si arriverà mai a giudizio.
"...papà che cos’era il PD???" chiederà un sabato il bambino in camicia azzurra... " mah erano dei signori che dicevano che questa cosa della sfilata del sabato era un’argomento da gossip" "gossip...era l’argomento della lezione di oggi di nuova educazione civica a scuola"... e il papà "hai rimesso il moschetto nell’armadio vero?" "si papà insieme al libro del Presidente..." "che figlio capace che ho...diventerai governatore di questo passo"