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di Francesco Raiola (sito) martedì 10 novembre 2009 - 0 commento oknotizie
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Zen Circus: il rock italiano non è morto, e se non vi piace: "Andate tutti affanculo"

Forse non vale, forse risento di un conflitto di interessi sentimentale che mi ha portato ad amare molto Villa Inferno e quindi dovrei esimermi dal parlare dell’ultimo disco degli Zen CircusAndate tutti affanculo” (della sempre presente La Tempesta), a causa di quell’amore che porta ad attaccarsi a qualsiasi cosa faccia la persona amata. L’oggettività dovrebbe essere alla base di una buona recensione, è vero, ma questo ultimo album della band pisana è “oggettivamente” un gran bell’album.
 
Dato come assodato che gli Zen Circus sono una delle migliori realtà punk folk rock italiana, è bene sottolineare come ATA, sfogo che ha sfiorato metà della generazione tra i 13 e i 40 anni, ma senza ombra di dubbio titolo paraculo da copertina, diciamolo, sia uno dei migliori album dell’anno.
 
Ci sono un paio di cose di cui non si può non parlare, e di cui tutti quelli che seguono il gruppo avranno notato. Il titolo, per l’appunto, che evoca un retrogusto di politically uncorrect, di quelli che “mai dirlo in radio”, e che per l’appunto probabilmente lo metterà al centro del dibattito musicale italiano (esiste un dibattito musicale italiano?); numero due, ovviamente, la scelta dell’italiano, ridotto a tre brani in Villa Inferno, ma che la fa da padrona (qualcosa in più) qui. Una scelta che si rivela azzeccata quanto paradossale, nel momento in cui, sappiamo bene che le band italiane, se vogliono girare in radio, devono cantare in italiano, condizione (quella di passare in radio) che potrebbe venire mano a causa di una costante che accompagna praticamente tutte le 10 canzoni dell’album, ovvero l’uso di termini poco consoni alla morale delle radio, le cosiddette parolacce insomma.
 
Ma quest’album è molto di più. Sono 10 storie che in parte riprendono quello che si diceva in Villa Inferno e che, però, hanno ovviamente subito l’influenza di quello che è trascorso nel frattempo; basterebbe leggere la lunga lista delle cose che il gruppo manderebbe volentieri affanculo per farsene un’idea.
 
Poi ci sono le collaborazioni. Brian Ritchie, ovviamente, mentore del gruppo, oltre che leader dei bei-tempi-andati Violent Femmes, Davide Toffolo dei Tre Allegri ragazzi Morti, Giorgio Canali (ha veramente bisogno di presentazioni?) e una splendida Nada, sorpresa graditissima in una canzone “Vuoti a perdere” che è sicuramente una delle migliori dell’album. La produzione è di Manuele “Max Stirner” Fusaroli, diciamo una sicurezza in quanto al meglio della musica italiana degli ultimi tempi.
 
Questo è un album sporco, sporchissimo suonato benissimo e con dei bei testi (cosa non facile, era alto il rischio di cadere nel banale). Ci sono un bel po’ di potenziali tormentoni, forse lo sono tutti a essere onesti. L’egoista sembra riprendere Figlio di puttana, solo che ora il padre è morto. Poi c’è il natale acido in astinenza, attacchi di canzoni come l’ossessiva “Son morti e dai vermi ricoperti”, piuttosto che brani che ci avvisano che “la storia ce lo insegna che se Dio esiste è un coglione”, titoli pacifici come Ragazza eroina (con lo zampino di Toffolo) o Gente di merda oltre alla title track, ovviamente. Un mondo in cui ti avvisano che “aperitivo è bere, ri-bere e vomitare” con un afflato religioso – una religione marcia e per niente salvifica - che percorre tutto l’album (il senso di colpa, la morte, il Vangelo di Giuda, il dio coglione di cui sopra), in cui non esiste giorno “sacro” di fronte all’astinenza.

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di Francesco Raiola (sito) martedì 10 novembre 2009 - 0 commento oknotizie
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Musica Rock Zen Circus

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