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di Lucio lunedì 9 novembre 2009 - 1 commento oknotizie
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Il virus della paura

La paura è antica quanto il genere umano, è un impulso preesistente ad ogni forma di cultura e di intelligenza razionale, nasce con la vita animale e si lega all’istinto primitivo di auto-conservazione della specie. Essa discende dalla paura più naturale che è la paura della morte. Perciò, la paura è una pena che si sconta e si vince vivendo.

La paura è antica quanto il genere umano, è un impulso preesistente ad ogni forma di cultura e di intelligenza razionale, nasce con la vita animale e si lega all’istinto primitivo di auto-conservazione della specie. Essa discende dalla paura più naturale che è la paura della morte. Perciò, la paura è una pena che si sconta e si vince vivendo.
 
Sin dai primordi l’umanità ha imparato a convivere con la paura, con lo sgomento suscitato dalla furia naturale e dalle sue terribili manifestazioni: fulmini, tuoni, terremoti, eruzioni vulcaniche e altri cataclismi. Nel corso dei millenni della preistoria l’uomo ha provato ad esorcizzare la paura, spiegando i fenomeni fisici come eventi soprannaturali di origine divina. In tal modo è nata la religione mitologica che affonda le sue radici nelle paure più ancestrali e remote dell’umanità.
 
Ancora oggi, in un’era dominata dal razionalismo e da un delirio di onnipotenza tecnica ed utilitaristica dell’uomo, la paura è un elemento costante della nostra esistenza. Essa assume innumerevoli manifestazioni, si insinua nei meandri oscuri dell’animo umano, come un virus subdolo e letale che causa più danni di qualsiasi epidemia infettiva.
 
E’ indubbio che la paura sia uno dei tratti tipici e peculiari della natura animale insita nell’umanità, ma non può diventare un’ossessione. Eppure la nostra realtà è sempre più assillata dalle paure, a cominciare dalla paura di morire fino alla paura di vivere. Non a caso il lugubre primato dei suicidi, soprattutto tra le giovani generazioni, è conteso dalle nazioni più opulente dell’occidente, il Giappone in testa. Non a caso le società sono governate con il ricorso alla paura, gli Stati più avanzati sul versante tecnologico si servono delle paure per esercitare un controllo sociale sempre più esteso e capillare.
 
Non a caso il “sultano” nazionale ha vinto le elezioni politiche nel 1994, nel 2001 e nel 2008, giocando la carta dell’idiosincrasia anticomunista, che costituisce tuttora una delle inquietudini ossessive della borghesia italiana. Lo spettro del comunismo, dopo il fallimento del “comunismo reale”, dopo la caduta del muro di Berlino e il tracollo dell’URSS, è agitato più che in passato per conquistare e conservare il potere.
 
Anni fa, dall’Estremo Oriente abbiamo importato una nuova paura incarnata nel virus dell’Aviaria, meglio nota come “influenza dei polli”, che ha diffuso timori oltremodo infondati e irrazionali, prefigurando scenari apocalittici di stragi pandemiche paragonabili alle peggiori pestilenze del passato. Invece, come si è verificato in altre occasioni, il panico si è rivelato ben più grave e pericoloso della patologia “ornitologica”. Che polli! Ma i veri “polli” sono i miseri utenti e spettatori passivi della disinformazione di massa. L’aviaria si è dimostrata una bufala. Già nel 1998/99 numerosi polli perirono a causa del contagio, ma i mass-media non ne parlarono e così tutti continuarono a mangiare polli senza alcun allarme sanitario. Al contrario, lo spavento provocato dall’aviaria ha messo in ginocchio un’intera economia, incrementando i già colossali profitti delle case farmaceutiche. Tale vicenda conferma l’enorme importanza dei mass-media, la cui influenza è notevolmente decisiva. Aveva ragione Goebbels, il ministro della propaganda nazista, quando affermava: “Una bugia, ripetuta continuamente, viene accettata dal popolo come una verità incontestabile”.
 

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Paura H1N1

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