All’indomani della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che determina che i simboli religiosi esposti nelle aule scolastiche costituiscono "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni", leggo le reazioni e prendo atto con stupore (eufemismo molto usato in questi casi), dolore ed indignazione che i soli esponenti politici a plaudere alla sentenza sono stati gli esponenti di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, che oggi sono fuori dal Parlamento italiano, e Vincenzo Vita, voce solitaria nel PD.
Vorrei fare alcune considerazioni su due piani: uno politico e giuridico, l’altro, per così dire, confessionale.
Recita l’articolo 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale […] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana[...]
Non credo di forzare il testo costituzionale, se vi ravvedo l’intento di mettere tutti i cittadini, nei limiti delle possibilità pratiche, nelle stesse identiche condizioni nel corpo della società, a prescindere da distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come recita lo stesso articolo 3.
Ovviamente, non mi attendo la difesa di questi princìpi da parte delle forze politiche portatrici di idee discriminatorie, numerose all’interno dello schieramento attualmente al timone del Paese; me lo aspetterei da altre formazioni politiche, nella sinistra e tra i sindacati, che si battono per la pari dignità sociale delle donne rispetto agli uomini, di gay, lesbiche e trans rispetto agli eterosessuali, dei malati rispetto ai sani, delle coppie di fatto rispetto a quelle sposate...
Ma sarebbe stata possibile un’uguaglianza riconosciuta (ancorché non raggiunta completamente) per le donne, se non ci fossero stato il movimento femminista? Ci sarebbe stato uno Statuto dei Lavoratori senza le lotte sindacali?
Voglio dire: avrebbero potuto i soli “maschi”riconoscere l’uguaglianza delle donne senza ascoltare quel che le donne avevano da dire? E i soli padroni avrebbero forse dato voce alle istanze dei lavoratori nel loro Statuto, se questi ultimi non avessero alzato la voce?
Se auspichiamo che tutti siano uguali, dobbiamo andare a chiedere a chi è in svantaggio di cosa ha bisogno.
Nel caso del crocifisso in classe, abbiamo domandato il parere delle comunità di altre religioni? Abbiamo consultato i genitori degli studenti che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica?
Tra le varie stupidaggini che si leggono [secondo me, in gran parte sintomo più d’ignoranza che di malafede], possiamo evidenziare la visione del crocifisso come “un’antica tradizione” (Bersani), “il simbolo della nostra identità” (Cota, Gelmini, Casini), “segno culturale... patrimonio storico del popolo italiano” (i vescovi, Pasquali del PdL), “simbolo del sacrificio per la promozione umana che viene riconosciuto anche per i non credenti... la nostra identità e le nostre radici” (Sacconi), “simbolo d’amore” (Letizia Moratti), espressione di “valori di laica libertà” (Maria Rita Munizzi dell’omofobico MOvimento Italiano Genitori); la sentenza “offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo” (Zaia) ed è “un colpo mortale all’Europa dei valori e dei diritti” (Frattini).
Per fare un po’ di pulizia e chiarezza, diciamo subito che il crocifisso in questione è un simbolo religioso. Chi non lo ammette o è in malafede oppure fa parte di quella gran parte di cattolici non praticanti che sono avvezzi a subire passivamente ed acriticamente la pervasiva presenza del cattolicesimo in tutti gli ambiti della vita civile, a quella massa di persone che non credono ma mandano i figli a catechismo e vanno a messa a Pasqua e Natale.
Come ha giustamente osservato qualcuno, solo dopo questa sentenza i più si sono accorti (o domandati) del Crocifisso appeso in aula. La questione è un’altra. E’ legittimo (sensato) questo uso della cosiddetta libertà di coscienza? Cosa stiamo difendendo? Il diritto ad una coscienza collettiva che alimenti il bisogno di appartenenza oppure l’illusoria libertà di essere il padrone di se stessi? Cosa lasciamo in eredità ad una Generazione senza bussola che non conosce più i valori della famiglia, della disciplina di vita .... Il Crocifisso è un simbolo religioso solo per chi ci crede. La bandiera Europea (12 stelle in campo azzurro) ha avuto lo spunto dalla statua di una Madonna incoronata. (questo e altro => http://forum.wineuropa.it )
Ti assicuro che quelli che sono in qualche modo infastiditi dal crocifisso o che ne apprezzano seriamente la presenza se ne accorgono se c’è o non c’è. Sono tutti gli altri, i "tiepidi", che non ci badano. Non ci badano, ma oggi si scandalizzano e vogliono imporla agli altri.
La questione è un’altra? Sarà un’altra per te, ma la carta costituzionale non è lì per garantire i diritti della maggioranza (con buona pace del berlusconismo) ma per garantire quelli di TUTTI!
La generazione senza bussola non dipende dal fatto che ci sia o meno il crocifisso in classe. Dipende da come sono stati educati bambine e bambini. Chi vuole imporre per legge crocifissi, moralismi, famiglia, trattamenti dei malati, ecc. ecc., ha perso ogni senso della morale. Perché la morale senza responsabilità personale diventa solo una forma di controllo.
Se guardo a questo Paese, vedo che abbiamo al potere un partito "delle libertà", ma le libertà sono costantemente limitate per legge, mentre abbiamo politici colpevoli di corruzione, truffa, complicità con le organizzazioni criminali, e che in più conducono una vita moralmente dissoluta, e se ne vantano.
Abbiamo gerarchie cattoliche molto influenti politicamente, portatrici di un rigido moralismo quale non si vedeva dagli anni ’50, eppure molto tolleranti con la corruzione morale di questa classe politica.
Cosa dicono questi papi, clerici o laici, alle nuove generazioni?
Se l’autore di questo articolo se ne stava zitto, avrebbe risparmiato ai lettori la fatica di inseguire le sue arzigogolate considerazioni e a lui stesso la brutta figura di essere alquanto ignorante di storia, geografia e...
Gli resta da seguire qualche lezione supplementare di trivio e quadrivio.
Auguri!