Credo che il modo migliore per rendere omaggio al crocifisso sia quella di richiamare l’attenzione sullo splendido articolo che Natalia Ginzburg pubblicò sull’Unità il 22 marzo 1988 a proposito di un’insegnante di Cuneo che aveva tolto il crocifisso dall’aula. La Ginzburg non era cattolica ma credo che nessun cattolico avrebbe scritto qualcosa di più bello, vero e condivisibile sul problema del crocifisso, quel piccolo segno muto e silenzioso che da oltre duemila anni “fa parte della storia del mondo”.
Natalia Levi, parlamentare del PCI nel 1983, era nata a Palermo il 14 luglio1916 da famiglia ebraica. Aveva trascorso l’infanzia a Torino e aveva visti i fratelli imprigionati e processati per antifascismo. Nel 1938 aveva sposato Leone Ginzburg, docente universitario di letteratura russa. Dal ’40 al ’43 era vissuta in Abruzzo dove il marito, dirigente della cospirazione antifascista clandestina, era stato mandato al confino.
Dopo la morte del marito — ucciso nel carcere di Regina Coeli dai fascisti nel febbraio del ’44, pochi mesi prima dell’arrivo degli alleati a Roma — era ritornata a Torino dove si era risposata e dove aveva avuto inizio il suo splendido periodo letterario. E’ morta a Roma nel 1991.
“Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule della scuola. Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso.
Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. Mi sembra una perdita. Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto. Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza.
I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla.
E’ vero. Pure a me dispiace che il crocefisso scompaia.
Se fossi un insegnante, vorrei che nella mia classe non venisse toccato. Ogni imposizione delle autorità è orrenda, per quanto riguarda il crocefisso sulle pareti. Non può essere obbligatorio appenderlo.
Però secondo me non può nemmeno essere obbligatorio toglierlo. Un insegnante deve poterlo appendere, se lo vuole, e toglierlo se non vuole.
Dovrebbe essere una libera scelta. Sarebbe giusto anche consigliarsi con i bambini. Se uno solo dei bambini lo volesse, dargli ascolto e ubbidire. A un bambino che desidera un crocefisso appeso al muro, nella sua classe, bisogna ubbidire.
Il crocifisso in classe non può essere altro che l’espressione di un desiderio. I desideri, quando sono innocenti, vanno rispettati.
L’ora di religione è una prepotenza politica. E’ una lezione. Vi si spendono delle parole. La scuola è di tutti, cattolici e non cattolici. Perchè vi si deve insegnare la religione cattolica?
Ma il crocifisso non insegna nulla. Tace. L’ora di religione genera una discriminazione fra cattolici e non cattolici, fra quelli che restano nella classe in quell’ora e quelli che si alzano e se ne vanno.