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  Home page > Attualità > Società > Stasburgo: "No al crocefisso nelle aule". Il ricorso del Governo
di Riccardo Scano (sito) mercoledì 11 novembre 2009 - 3 commenti oknotizie
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Stasburgo: "No al crocefisso nelle aule". Il ricorso del Governo

La Corte di Stasburgo non lascia, finalmente, spazio ad interpretazioni. Il crocefisso nelle aule lede la libertà di religione degli alunni e quella dei genitori di educare i propri figli secondo le loro convinzioni. È questa la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, arrivata dopo il ricorso sollevato nel 2002 da una cittadina italiana originaria della Finlandia, la quale lamentava la presenza di crocefissi nelle aule dell’istituto frequentato dai suoi due figli, nella zona di Padova. La protesta quindi non arriva dall’esterno, dai pericolosi ambienti del fondamentalismo islamico legati ad Al Qaeda, ma da una madre italiana ed occidentale che, consapevole del suo diritto ad educare i figli fino alla maggiore età e nei limiti della loro libertà, rivendica la laicità dello Stato e la neutralità assoluta dei luoghi pubblici. Il Vaticano ci va piano, non si sbilancia, lo fa attraverso Padre Federico Lombardi, PortaVoce della Santa Sede, il quale “vuole leggere la motivazione, prima di pronunciarsi”. Meno caute invece le dichiarazioni del mondo politico, soprattutto del centro-destra, con il Ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, che rivendica come “la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione”. Una tradizione che pare debba mantenersi in piedi non solo con la celebrazione personale delle ricorrenze cristiane e con la pratica all’interno dei luoghi di culto e/o nel proprio domicilio, ma anche attraverso la presunzione che vada inserito un simbolo, all’interno di spazi comuni, che ha il sapore più un’imposizione di maggioranza (quella dei credenti, questa volta) che di un’allegoria della nostra identità. In sintonia con il Ministro anche Pier Ferdinando Casini, leader dell’UDC, secondo il quale “nessun crocifisso nelle aule scolastiche ha mai violato la nostra libertà religiosa, né la crescita e la libera professione delle fedi religiose. Quel simbolo - conclude - è un patrimonio civile di tutti gli italiani, perché è il segno dell’identità cristiana dell’Italia e anche dell’Europa".

La pensa diversamente l’altra parte dell’Opposizione, in particolare l’Italia dei Valori con Silvana Mura: “La questione fondamentale invece riguarda una scuola destinata ad avere studenti che sempre di più saranno di etnie e culture diverse. L’offesa nei confronti di studenti di religioni diverse da quella cattolica non credo sia rappresentata tanto da un crocifisso appeso al muro, ma piuttosto da programmi che non si pongano il problema di conciliare le caratteristiche fondamentali che l’insegnamento di Stato deve avere con la nuova realtà multiculturale e multietnica che in futuro sarà rappresentata dagli studenti della scuola italiana”. Intanto secondo la sentenza della Corte, il Governo italiano dovrà risarcire alla donna una somma di cinquemila euro (danni morali) e minaccia di presentare subito ricorso. Dai diretti interessati, la Rete degli Studenti Medi, arriva invece un ammonimento: "Ci preoccupano molto di più le intenzioni della Gelmini di parificare l’ora di religione alle altre materie o la normativa già oggi discriminatoria che sfavorisce gli studenti che non la frequentano". Poi l’appello: "Bisognerebbe togliere e riformare profondamente l’insegnamento della religione, non certo inserendo l’ora di islam, ma con una materia dedicata alle religioni e alle culture". Il dibattito si sposta così dall’ambito religioso a quello della democrazia e della Costituzione, secondo i cui principi al potere della maggioranza dev’essere associato necessariamente un rispetto delle minoranze e della libertà di culto che viene, almeno in questo caso e secondo i giudici europei, fondamentalmente leso.

di Riccardo Scano (sito) mercoledì 11 novembre 2009 - 3 commenti oknotizie
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