Cucchi, Aldovrandi, Sandri, Giuliani: quando la giustizia diventa ingiustizia
Cosa succede quando a sbagliare è il duro braccio della giustizia? Risse, manganellate, irruzioni, tragici colpi di pistola e strane morti in carcere! In questo articolo, partendo proprio dalla strana e anomala morte di Stefano Cucchi, vi racconto alcuni inquietanti aneddoti che hanno come protagonisti componenti delle forze dell’ordine italiane, per tentare di mostrare il risvolto grottesco che prende vita quando un uomo in divisa decide di abusare del proprio potere. Nella foto: quattro morti di (in)giustizia!
“Mio figlio, di ritorno da un concerto, camminava presso la zona dell’Ippodromo, a Ferrara! Tre poliziotti in divisa lo hanno accerchiato e picchiato fino ad ucciderlo. Il dolore è tanto e ancora oggi mi chiedo: perché quella violenza immotivata su un inerme diciottenne che passeggia per strada?” La mamma di Federico Aldrovandi, morto per un pestaggio da parte della polizia.
“È inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito” Tutore dell’ordine verso un inviato di Striscia dopo averlo pestato
“Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare una notizia del genere”. Una giornalista dopo il pestaggio di un cameraman da parte della polizia.
“Il Carabiniere alla guida […] è passato col rosso e mi ha investito senza pensarci su due volte, […] la loro auto non si era annunciata né con sirene, né col clacson, né tantomeno con luci o altri segnali luminosi. Hanno acceso il tutto qualche istante prima dell’impatto e ci sono testimoni che lo possono provare davanti al giudice”Ragazza investita da un Carabiniere a Castellammare del Golfo
"Mio fratello era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato dai Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla, in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere".
Ilaria Cucchi, la sorella del ragazzo morto di carcere
I virgolettati che avete letto qua su non sono opere di fantasia, ma fatti realmente accaduti nel nostro stivale e che vi presentano un quadro piuttosto inquietante di come, a volte, a sbagliare è il duro braccio della giustizia. Sia chiaro, la mia non vuole essere una generalizzazione ma vuole porre l’attenzione su alcuni, troppi casi spesso irrisolti o dimenticati, dove l’uso del "manganello" è divenuto abuso e per questo ha sporcato (col sangue di inermi) il buon nome della divisa. Quanti ne abbiamo visti e letti in questi anni? Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri, Carlo Giuliani, Stefano Cucchi sono il risultato di un modo anomalo di gestire la sicurezza: come in guerra!
Pochi giorni fa i parenti di Stefano Cucchi hanno diramato le immagini del giovane morto di carcere. Ilaria Cucchi, la sorella, in un’intervista al blog di Grillo afferma: “mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire”. Amara anche la replica del padre del giovane trovato con due vertebre rotte, il viso deformato, un occhio pesto, l’altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. Giovanni Cucchi sempre al blog di Beppe Grillo dice: "quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano ed è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo..".
Cosa succede quando si lasciano a piedi (letteralmente) le forze dell’ordine e si spendono i soldi per le ronde? Cosa succede quando si riempiono le carceri oltre il 30% della loro capienza e non si assumono le guardie carcerarie? In ogni categoria ci sono le mele marce, ma non ignoriamo i buchi del cesto. La nostra è la penisola del tesoro dove non ci sono soldi per le cose più essenziali. Cosa aspettarsi da un paese dove ci sono magistrati comunisti e dove la giustizia complotta contro il consenso popolare? (altro ancora => http://forum.wineuropa.it )
G8, scuola Diaz: Mark Covell, giornalista inglese, aggredito da alcuni agenti davanti la scuola e rimasto per 5 giorni in coma! Il PM continua: "La seconda particolarità è che l’azione brutale non è avvenuta al buio e da parte di contingenti fuori controllo, ma alla presenza della crema dei dirigenti della polizia italiana". Il giornalista resta agonizzante sull’asfalto per 19 minuti, prima che lo soccorra un’ambulanza. E i funzionari sono lì, in piedi. Imperturbabili.
di Fabio Barbera(xxx.xxx.xxx.223)15 novembre 2009 18:41
Un ’altra vittima del sistema carcerario: Giuseppe Uva! Ne racconta un amico sul sito www.beppegrillo.it: "Ero in compagnia di Giuseppe Uva, la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 quando, un po’ euforici, abbiamo transennato una via di Varese deviando praticamente il traffico lì nel centro di Varese. Quando siamo stati fermati da una gazzella dei Carabinieri il signor Uva è stato scaraventato per terra e poi, in un secondo tempo, è stato scaraventato dentro l’auto e preso a pugni, io sono stato scaraventato dentro una pattuglia della Polizia, dentro una volante della Polizia, siamo stati portati nella caserma di Via Saffi a Varese e questi due Carabinieri si sono.. un Carabiniere in particolar modo l’ha massacrato di botte in caserma insieme ai suoi colleghi e mi dicevano: “dopo arriva anche il tuo turno”. Al che, quando finalmente mi sono trovato da solo, ho chiamato il 118 implorandolo di venire in soccorso, perché un mio amico veniva massacrato, mi hanno detto che in caserma non potevano intervenire, è arrivato un soggetto con dei tratti asiatici, sembrava quasi cinese, con una borsa forse da medico e da lì il mio amico Beppe ha smesso di gridare: questo mi ha fatto sentire veramente sollevato come non mai, perché ho pensato che hanno smesso di pestarlo".
Giuseppe Uva ha trovato così la morte: per una bravata! Sotto i colpi dei "tutori dell’ordine". 1531 morti in dieci anni solo in carcere, Come scrive Grillo: "Questa strage deve finire!".
Scusate ma sono stanca di vedere la morte di mio figlio che come dinamica e appartenenza non c entra niente se nel comune dolore che purtroppo accomuna noi cari dopo la perdita di un figlio ! Lui era estraneo a ogni lotta politica .aveva le sue idee ma non assumeva nessuna droga ,leggera o quant altro che poteva rendere giustificabile il comportamento di un folle che ha sparato al di là di4 corsie di autostrada : al suo posto ci potevano essere tutti ,padri ,madri .fratelli e amici ! Ecco perchè la sua morte non può essere paragonata nella dinamica a nessun altra !