La campagna elettorale del centrodestra nello scorso periodo preelettorale 2008 affascinò gran parte del paese per la sfavillante proposta politica che si prefiggeva il rinnovamento istituzionale e strutturale del nostro paese proponendo inoltre un programma di sviluppo che lo avrebbe portato sulle vette dell’Europa a 25 stelle nei settori dell’economia, dell’energia e del lavoro nel prossimo quinquennio. Fu esposto un programma ampio ed un condensato di promesse.
Partendo dalle istituzioni si parlò di combattere la burocrazia ed il suo pesantissimo fardello che nel nostro paese rende qualsiasi volontà imprenditoriale un operazione ardimentosa ed al limite della realizzabilità.
Una burocrazia che rende difficile avviare una normale richiesta di autorizzazione a costruire una abitazione civile e che in moltissimi casi ‘autorizza’ a procedere chi pratica l’abusivismo.
Una burocrazia che negli anni ha esercitato il suo potere accrescendo a dismisura un apparato statale che oggi con l’informatizzazione ed una riorganizzazione potrebbe essere pesantemente ridimensionato, liberando quelle risorse di cui il paese ha urgente bisogno.
E’ trascorso oltre un anno dalle promesse elettorali ma non se ne fa più parola ed i fatti si limitano a qualche esternazione del ministro Brunetta che in questo lasso di tempo è riuscito a partorire solo qualche faccina gialla sorridente sul gradimento e la soddisfazione agli sportelli di alcuni uffici statali, nient’altro.
Si parlò di eliminare l’istituzione di Provincie e Comunità montane generando trambusto in quelle categorie che ne ingombrano le poltrone e che ancora oggi traggono grossi vantaggi dalla spremitura delle risorse nazionali senza darne ritorno alcuno ai cittadini. L’eliminazione di queste pesanti e arcaiche istituzioni riporterebbe nele casse dello Stato altre preziose risorse da investire in sviluppo.
Anche qui dopo gli slogan elettorali tutto è scomparso nei meandri dell’oblio non si è più sentito nulla, la politica ha dimostrato di avere memoria corta.
Altisonante come pochi altri annunci fu anche quello della Riduzione dei rappresentanti Parlamentari, vessillo che come pochi sollevò il favorevole ed univoco parere dell’Opinione pubblica stanca di mantenere la ‘Casta’ che neppure di fronte alla crisi pungente ha espresso nel recente passato e nel presente alcun azione di ‘forma’ indirizzata alla rinuncia di privilegi o benefit.
Questo annuncio elettorale fu ripreso dal Premier prima dell’estate scorsa per sostenere o eludere altre manovre che lo riguardavano, poi è finito anch’esso nel dimenticatoio della politica continentale.
Oggi è la volta dell’IRAP (tassa sulle attività produttive) che anch’essa da anni viene tirata fuori al momento giusto per smorzare i toni del dibattito in merito alla profonda crisi dell’industria manufatturiera italiana, Confindustria controbatte con dati alla mano le difficoltà di 1 milione di aziende ed il Premier lancia l’amo per le sue prede che naturalmente abboccano. Eliminazione della tassa IRAP per dare ossigeno all’industria in difficoltà. C’è solo un piccolo dettaglio che già almeno altre 3 volte il Premier aveva annuciato questo slogan (vedere nel 2005), l’ultima volta in campagna elettorale 2008, poi di nuovo il silenzio assoluto e la mancanza di azioni concrete fino a oggi.
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Analista del nostro tempo. Conoscere il mondo ed imparare dalla gente che lo vive è la mia passione.
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