29 novembre 2008, un suicidio.
L’ex assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del Comune di Napoli si suicida impiccandosi in un sottoscala nella su casa di Pianura, aveva 48 anni. Era coinvolto nell’inchiesta della procura partenopea sugli scontri avvenuti nel quartiere di Pianura, nel gennaio scorso, durante le manifestazioni anti-discarica, Nugnes era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 6 ottobre 2008, misura in seguito sostituita dal divieto di dimora nel quartiere Pianura.
Il 20 ottobre si dimise dal suo incarico, contestualmente all’espulsione dal partito. Era accusato di aver contribuito all’organizzazione delle proteste, poi degenerate in vari episodi di violenza, che nel gennaio scorso divamparono nel quartiere Pianura contro la riapertura della locale discarica. Accusato di usare il suo ruolo istituzionale per informare i manifestanti sugli spostamenti della polizia, Nugnes avrebbe dato un contributo rilevante alla realizzazione dei blocchi stradali da parte degli ultrà contrari alla discarica. Le indagini si basavano su telefonate intercettate tra lo stesso Nugnes e il consigliere di An Marco Nonno, anche lui arrestato nella stessa inchiesta. L’assessore lo avrebbe avvertito dell’arrivo della polizia nel quartiere, dove i dimostranti avevano ostruito l’accesso alla ex discarica. In successive interviste, Nugnes aveva spiegato di averlo fatto pensando così di poter dare una mano alla gente di Pianura, la sua gente.
Un’assessore contrario alla realizzazione di una discarica nel centro cittadino della sua città a tal punto di schierarsi con i manifestanti basta per giungere ad un suicidio? Tralasciando il fatto che è ingiusto e illegale aprire discariche nei centri cittadini o nelle loro immediate vicinanze, basta per decidere di uccidersi Diplomato all’Isef, aveva lavorato dal 1986 al 1992 al Commissariato di Governo per la ricostruzione post-terremoto, occupandosi di Quarto e Pozzuoli. Nel 1994 era stato eletto per la Dc al consiglio comunale. Dal 1997 al 2000 era stato capogruppo del Ppi. Rieletto, dal 2001 al 2003 era stato Presidente della Commissione bilancio, e poi, dal 2003 al 2006 capogruppo della Margherita. Nel maggio 2006 alle elezioni comunale raccolse cinquemila preferenze e fu nominato assessore alla protezione civile, ai cimiteri, ed, inizialmente, alla manutenzione stradale, dal sindaco Rosa Russo Iervolino. Nugnes per un certo periodo quindi si occupò anche della manutenzione stradale del comune di Napoli e se Alfredo Romeo aveva il monopolio sulla manutenzione questo significava che Nugnes ebbe a che fare con Romeo o chi per lui e che quindi sono ipotezzabili ben altri scenari a spiegare la sua tragica morte. Ma questo collegamento venne occultato e reso pubblico solo in secondo momento. Perchè è bene dirlo che non esistono soltanto magistrati e giudici ’comunisti’ ma anche pm al servizio del potere opposto! Nugnes viene ufficialmente indagato per gli scontri della discarica di Pianura, infangato, allontanato, scacciato come un lebbroso, il capro espiatorio perfetto per depistare e allontare sospetti e indagini.
Il pm napoletano Antonello Ardituro, nell’udienza preliminare per gli scontri scaturiti dalla protesta contro la discarica di Pianura, non ha risparmiato la memoria di Giorgio Nugnes.
Nell’ultimo anno di vita era un uomo braccato, non dai clan camorristici, ma dalla giustizia. Tutti indagavano su di lui: sei magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Digos, Nucleo provinciale dei carabinieri, Dia, persino gli 007 dell’Aisi (l’ex Sisde). Il suo nome era in quattro inchieste: due riguardavano Pianura, altre due la Globalservice. Sentitosi sotto assedio, Nugnes, aveva provato a difendersi. Per esempio aveva studiato con attenzione l’elenco delle chiamate che lo accusavano di aver organizzato la resistenza di Pianura nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2008. Per i pm telefonate inequivocabili che lo schiacciavano alle sue responsabilità. Ma Nugnes era convinto che ne mancasse una di chiamata, la 1378, diretta a una giornalista del Mattino. Il compito di selezionare le conversazioni da inviare in procura era stato affidato al capocentro della Direzione investigativa antimafia Adolfo Grauso. Che non potè mai rispondere ai giornalisti in quanto venne trasferito all’ufficio napoletano dell’Aisi. Nelle ultime ore di vita Nugnes aveva detto di sentirsi perseguitato dai nostri 007.
I primi che chiesero di mettere sotto controllo le utenze di Nugnes furono i pubblici ministeri Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e Vincenzo D’Onofrio che indagavano sull’inchiesta “Magnanapoli”, appalti e politica, anno 2007. I reati ipotizzati in quel momento, turbativa d’asta e associazione per delinquere (aggravati dall’agevolazione della camorra).
Il procedimento era a carico di Mario Mautone, provveditore ai lavori pubblici di Campania e Molise (all’epoca il suo “superiore” è Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture), ma visto che nel mirino c’èra “la definizione dell’appalto di manutenzione ordinaria del Comune di Napoli”, sotto inchiesta finisce pure Nugnes, assessore con deleghe alla difesa del suolo, alla protezione civile, alle fogne e alle strade di cui Romeo aveva (ha??) il monopolio.
Il 30 marzo 2006 il sindaco Rosa Russo Iervolino aveva provato ad accelerare la pratica (con l’aperto sostegno di Nugnes, all’epoca capogruppo della Margherita), ma non era riuscita a indire la gara prima delle elezioni, anche a causa dell’opposizione del capogruppo di An Pietro Diodato che aveva paventato, in una riunione parzialmente segretata del consiglio, un concorso pilotato a favore dell’imprenditore Alfredo Romeo, il nuovo “re di Napoli”. Il 7 luglio 2006 Diodato viene ascoltato dal pm Giancarlo Novelli: è la prima inchiesta che, indirettamente, riguarda Nugnes. Il quale nel frattempo diventa assessore e firma la delibera sulla gara che il consiglio comunale approva il 3 aprile 2007. I magistrati chiedono di intercettarlo il 17 dicembre 2007 “con il sistema Mito”. Il 2 e il 3 gennaio 2008 la sua voce finisce nelle cuffie degli uomini della Dia mentre dà indicazione degli spostamenti dei blindati delle forze dell’ordine al consigliere comunale di An Marco Nonno, impegnato nella resistenza di Pianura; nei giorni successivi la trascrizione delle sue chiamate viene inviata al pm Milita che sta indagando sugli incidenti, ma non solo.
Inizia a questo punto forse la parte più sorprendente e meno esplorata della vicenda. Infatti la sera del 5 gennaio proprio Milita (prima di ricevere le carte dai colleghi) richiede di intercettare i telefoni di sette persone, sotto indagine per un presunto “traffico illecito di rifiuti aggravato dalla metodologia mafiosa e associazione per delinquere di stampo mafioso”. La stessa che cè oggi e che ha fatto aprire altrettante indagini su altrettanti uomini politici di spicco nella Napoli che conta e non solo e che oggi rivedono i Mastella e i Bassolini nuovamente in prima pagina.
Al centro dell’inchiesta c’è ancora una volta la discarica di Pianura e in particolare l’area, di proprietà della Elektrika srl, individuata dal commissario di governo per una discarica provvisoria. Secondo il magistrato, coadiuvato nelle indagini dai carabinieri, dietro agli incidenti c’èra un affare saltato. Scrive Milita: l’ideatore di tali disordini sarebbe un “socio occulto” di Elektrica. Già sottoposto a sorveglianza speciale e libertà vigilata, avrebbe precedenti per “associazione per delinquere, estorsione, tentato omicidio, porto abusivo d’arma e danneggiamento”; secondo gli inquirenti sarebbe stato anche “affiliato alla Nuova camorra organizzata del noto Raffaele Cutolo”. L’uomo “agirebbe con il sostegno (…) del consigliere regionale di An Pietro Diodato”. Sorpresa: mentre la Dia intercettava Nugnes, Milita metteva sul banco degli imputati proprio il suo accusatore. Ecco la motivazione: “Dapprima si esprimeva favorevolmente per la riapertura del sito, mutando successivamente opinione allorquando si conclamava che il provvedimento antimafia interdittivo, emesso nei confronti della società Elektrica avrebbe probabilmente potuto determinare la mancata erogazione di alcun indennizzo o compenso per l’uso dell’invaso”. Dopo ciò, a Milita arrivavano le trascrizioni delle intercettazioni della Dia e il magistrato si concentrava su Nugnes, definendolo “uno degli organizzatori degli atti violenti”; il 7 gennaio chiederà al gip l’autorizzazione a intercettarlo.
E Diodato? “Io dell’inchiesta su di me non so nulla” diceva l’interessato a Panorama, “ma, come si evince da quelle telefonate, io sono la vittima, Nugnes e il mio collega di partito Nonno mi volevano vedere ‘politicamente’ morto”. Diodato non si fermò (stava indagando sull’acquisto dei palazzi che ospitavano il consiglio comunale e la giunta regionale, di proprietà della Pirelli, costati circa 80 milioni di euro) e in una nota scriveva: “Nugnes era convinto di meritare un assessorato (e lo meritava) per l’esperienza acquisita e il consenso elettorale espresso, ma gli sono state date deleghe pesanti, alcune delle quali (strade, fogne), nonostante il predecessore fosse stato confermato in giunta. Non è da escludere che sia stato usato. Lui si fidava del sindaco, con cui aveva un rapporto filiale”. Quella “cara Rosetta” (Russo Iervolino) a cui un Nugnes distrutto inviava la lettera di dimissioni da assessore il 17 ottobre 2008. L’ultimo atto politico prima di morire. Travolto dall’assalto di magistrati che si sentirono in missione in una città dove regnava e regna “lo spregio del principio del bene comune”. Come del resto in tutta Italia. Giorgio Nugnes perseguitato dai servizi segreti e siccome sono ’segreti’ arrivare a loro è missione per Superman che invece della kryptonite troverà per nemico Echelon, l’occhio invisibile che guarda, sente e tocca tutto senza esser visto. Ma l’indagine non viene archiviata, avanza a fatica, intralciata, spostata di sede, dimenticata e poi ripresa. (Accadeva nel dicembre 2008)
Comunicato Stampa ufficiale diramato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli - Direzione Distrettuale Antimafia - firmato in calce dal Procuratore del capoluogo partenopeo Giovandomenico Lepore.
"Oggi non è un bel giorno per Napoli". E’ quanto dichiarato durante l’incontro con i giornalisti dal Procuratore del capoluogo partenopeo Giandomenico Lepore in merito all’inchiesta su Global Service . "Non ci sono trionfalismi da fare", ha proseguito Lepore che non ha voluto né telecamere né microfoni per evitare che questa inchiesta si spettacolarizzasse troppo perchè "la vicenda vede coinvolto pure Giorgio Nugnes (ex assessore del Comune di Napoli, ndr) che è morto tragicamente". In merito al ventilato coinvolgimento di membri dell’amministrazione provinciale di Napoli, Lepore ha confermato che alcuni consiglieri provinciali sono stati ascoltati e saranno ascoltati nei prossimi giorni come persone informate sui fatti in merito ad una gara di appalto della Provincia di Napoli vinta dalla Global Service. Non solo tangenti in denaro, ma anche promesse di far carriera nel mondo politico nazionale. Questo quello che, secondo i magistrati di Napoli, elargiva l’imprenditore Alfredo Romeo a chi gli garantiva una corsia preferenziale per le sue imprese in gara per vincere degli appalti. "Scambio di denaro - hanno precisato ai giornalisti il procuratore capo Giandomenico Lepore e il coordinatore della Dda Franco Roberti - ma anche altri benefici come lo sviluppo di carriere politiche per taluni assessori rampanti come passare dalle istituzioni locali a quelle nazionali" grazie ai rapporti molto stretti con alcuni parlamentari. Non solo politici, ma anche qualche magistrato era "al servizio" dell’imprenditore Alfredo Romeo. E’ stato lo stesso coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Franco Roberti, a dichiararlo. "Non sarei onesto se non ammettessi che, così come c’è il coinvolgimento di alcuni politici, c’è anche qualche magistrato vicino a Romeo", ha spiegato Roberti. Per il procuratore aggiunto, questo stralcio di inchiesta sull’imprenditore Romeo sarà affidato per competenza "all’ordine giudiziario di Roma".
Altri particolari sono emersi anche sul ruolo del parlamentare piddino Renzo Lusetti. L’imprenditore napoletano Alfredo Romeo riceveva "l’illecito sostegno" di Lusetti, per la realizzazione di alcuni appalti sia a Napoli che a Roma. Secondo i pm, Lusetti sarebbe intervenuto "presso esponenti del Consiglio di Stato" per sostenere Romeo "nell’atto di appello interposto contro una decisione del Tar favorevole a un’impresa concorrente". Ancora più subdolo era il ruolo dell’alleanzino Bocchino. "Siamo un sodalizio". Così il deputato e vice capogruppo alla Camera del Pdl Italo Bocchino durante una delle intercettazioni telefoniche che fanno parte del fascicolo d’inchiesta della Procura di Napoli sulla Global Service. "...Quindi, poi, ormai... siamo una cosa... quindi... consolidata, un sodalizio... una cosa... solida una fusione dei due gruppi quindi...", affermava Bocchino per rassicurare i suoi sodali sull’esito del ritiro degli emendamenti più "fastidiosi" proposti dal gruppo di An in consiglio comunale a Napoli con riferimento alla delibera avente ad oggetto il progetto Global Service. Secondo i magistrati partenopei, dalle indagini è emersa "l’unicità" del complesso "sistema illecito ideato e realizzato" da Romeo e "l’interagire delle relazioni delinquenziali" tra tutti i protagonisti delle singole vicende contestate diversificate tra loro per la "pluralità di appalti", ma "riconducibili a un unitario disegno criminale, in quell’ottica di continuità e stabile comunanza e reciprocità di interessi" che lega tra loro molti degli indagati quali "componenti di una struttura organizzata unitaria". 18 dicembre 2008 (fate attenzione sempre alle date)
Napoli Rifiuti Partito delle Libertà Campania Partito Democratico Nugnes Giorgio Jervolino Rosa Russo Comune Alfredo Romeo