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di Dino Brancia (sito) sabato 6 febbraio 2010 - 2 commenti oknotizie
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6 febbraio: Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

Il 6 febbraio si celebra la Giornata Mondiale per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili, considerate una gravissima violazione del diritto fondamentale alla salute e dell’integrità fisica delle donne e delle bambine. L’anniversario è stato proclamato dall’Onu nel 2003.

6 febbraio: Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

A partire dalla seconda metà degli anni novanta, l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha elaborato una classificazione definitiva di queste pratiche, che costituiscono un fenomeno vasto e articolato. Le mutilazioni genitali femminili sono state così raccolte in quattro tipologie di operazioni, che coinvolgono in maniera differente, gli organi genitali della donna come:
 
escissione del prepuzio, con o senza asportazione parziale o totale della clitoride;
escissione della clitoride con asportazione totale o parziale delle piccole labbra;
escissione di parte o tutti i genitali esterni e sutura/restringimento dell’apertura vaginale (infibulazione).

Secondo i dati più aggiornati di fonte OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), sono tra 100 e 140 milioni le bambine, ragazze e donne nel mondo che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

L’Africa è di gran lunga il continente in cui il fenomeno delle MGF è più diffuso, con 91 milioni di ragazze di età superiore a 9 anni vittime di questa pratica, e circa 3 milioni di altre che ogni anno si aggiungono al totale.

La pratica delle MGF è documentata e monitorata in 27 paesi africani e nello Yemen. In altri Stati (India, Indonesia, Iraq, Malesia, Emirati Arabi Uniti e Israele) si ha la certezza che vi siano casi di MGF ma mancano indagini statistiche attendibili.

Meno documentata è la notizia di casi di MGF avvenute in America Latina (Colombia, Perù), e in altri paesi dell’Asia e dell’Africa (Oman, Sri Lanka, Rep. Dem. del Congo) dove tale pratica non è mai assurta a tradizione vera e propria.

Infine, sono stati segnalati casi sporadici di MGF anche in paesi occidentali, limitatamente ad alcune comunità di migranti.

Le stime sulla diffusione delle MGF provengono da indagini socio-sanitarie su scala nazionale che vengono condotte tra donne di età inclusa tra 15 e 49 anni.

La prevalenza del fenomeno varia considerevolmente da regione a regione all’interno del medesimo Stato: a fare la differenza è l’appartenenza etnica.

In 7 Stati (Egitto, Eritrea, Gibuti, Guinea, Mali, Sierra Leone e Somalia) e nel Nord del Sudan, il fenomeno tocca praticamente l’intera popolazione femminile. In altri 4 paesi (Burkina Faso, Etiopia, Gambia, Mauritania) la diffusione è maggioritaria ma non universale. In altri 5 (Ciad, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Kenya e Liberia) il tasso di prevalenza è considerato medio tra il 30 e il 40% della popolazione femminile, mentre nei restanti paesi la diffusione delle MGF varia dallo 0,6 al 28,2%.

Anche il tipo di intervento mutilatorio imposto varia a seconda del gruppo etnico di appartenenza. Il 90% delle MGF praticate è di tipo escissorio (con taglio e/o rimozione di parti dell’apparato genitale della donna), mentre un decimo dei casi si riferisce all’azione specifica della "infibulazione", che ha come scopo il restringimento dell’orifizio vaginale e può a sua volta essere associato anche a un’escissione.

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di Dino Brancia (sito) sabato 6 febbraio 2010 - 2 commenti oknotizie
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